Londra, Assange arrestato La corte nega la cauzione: "Resti in cella fino al 14"

Arrestato da Scotland Yard dopo essersi presentato al commissariato: aveva ricevuto
il mandato di arresto spiccato dalla Svezia per
stupro. Il tribunale di Londra ha negato al libertà
su cauzione. Assalto degli hacker. Frattini: "Era ora"

Stoccolma - Julian Assange è stato arrestato dalla polizia britannica. Il fondatore di WikiLeaks aveva ricevuto nei giorni scorso il mandato di arresto spiccato dalla Svezia per stupro: è stato preso dagli agenti di Scotland Yard alle 9,30 locali dopo essersi spontanemente presentato in un commissariato. Il tribunale di Londra ha negato al libertà su cauzione: rimarrà sotto la custodia delle autorità britanniche fino al 14 dicembre.

L'arrivo in tribunale Alla fine il cerchio si è chiuso attorno a Julian Assange. La vicenda sulla quale è stato spiccato il mandato d’arresto internazionale (il secondo, perché il primo era incompleto) risale al mese di agosto quando due donne accusarono il patron di Wikileaks di averle aggredite sessualmente, accuse che Assange ha sempre negato. Assange è arrivato in tribunale accompagnato dai suoi avvocati Mark Stephens e Janet Robinson. "E' un attacco alla libertà dei media", ha detto il suo portavoce Kristinn Hrafnsson. L’hacker si è fatto sentire con un articolo online per ribadire che "nella gara tra segretezza e verità, è inevitabile che alla fine vinca la verità". Tra le prime reazioni quella del ministro Franco Frattini che ha detto: "Era ora, l’accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto successo".

Wikileaks: "L'arresto non ci ferma" Il portavoce di Wikileaks ha detto che l’arresto di Assange è un attacco alla libertà dei media ma non fermerà il gruppo nella sua missione. "WikiLeaks è operativa - ha spiegato il portavoce di Assange - continuiamo come prima sugli stessi binari". "Ogni sviluppo su Assange non cambia i piani per la pubblicazione dei documenti oggi e nei prossimi giorni", ha concluso il portavoce Kristinn Hrafnsson precisando che le operazioni saranno coordinate da un gruppo di persone a Londra e in altre sedi.

L'assalto degli hacker Un network di hacker, "Operation payback", ha lanciato attacchi informatici contro PayPal e PostFinance, in risposta alla chiusura delle donazioni per Wikileaks e del conto di Julian Assange in Svizzera. "La banca svizzera (PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange è stata tirata giù oggi con un Ddos attack (negazione del servizio, lo stesso lanciato in più occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni, ndr)", recita un annuncio del gruppo su Twitter. Qualche ora prima, un altro assalto informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre da Operation Payback. Le due società non hanno confermato la notizia. Su Twitter, il gruppo aveva annunciato con anticipo "l’ora X" invitando i membri a "fare fuoco" al momento convenuto. Operation Payback è un gruppo hacker di "difensori della pirateria informatica" nato per rispondere ai tentativi di oscurare Torrent e altri programmi di condivisione dei file in rete messi in atto da "hacker pagati dalle aziende" per tutelare il copyright.

Frattini: era ora Altri 2.700 file sull'Italia potrebbero essere pubblicati da Wikileaks. Ad annunciarlo è il ministro degli Esteri Franco Frattini, consapevole del fatto che l'arresto di Julian Assange non fermerà il flusso di 'cable' dal suo sito. Per questo il titolare della Farnesina dopo aver commentato con soddisfazione la notizia del fermo -"era ora!", ha detto - chiede che le indagini sull'hacker australiano non si fermino alle accuse di stupro. La "rivelazioni di segreti talvolta rilevanti per la sicurezza nazionale come la pubblicazioni di siti sensibili - ha spiegato il titolare della Farnesina - è una mappatura fornita gratis ai terroristi, quindi mi auguro che Assange sia processato anche per altri reati". Le indagini, in sostanza, per Frattini, "devono andare avanti, perché c'é in gioco la violazione di documenti classificati". L'arresto del padre di Wikileaks dimostra, secondo il ministro degli esteri, che "l'accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto successo". Ora però, bisogna fare un ulteriore passo. "Assange - ha sottolineato Frattini - ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono". Ma non solo: secondo il ministro i Paesi i cui segreti sono stati rivelati "debbono reagire, perché se la violazioni di documenti classificati avesse riguardato un documento italiano sarebbe scattata una procedura". E sarebbe proprio quello che stanno tentando di fare gli Usa. Le autorità americane, ha spiegato Frattini, stanno pensando a come procedere in questo senso nei confronti di Assange. Per quanto riguarda i file italiani, Frattini non sembra preoccupato: "Oggi un collaboratore di Julian Assange ha detto con chiarezza che ci sono 2.700 file sull'Italia dal 2000 al 2010 che potrebbero essere pubblicati su Wikileaks - ha spiegato - stiamo a guardare e io continuerò a non commentarli anche se qualcuno parla bene di me".