Londra blindata, si svuotano i metrò

Il 17 agosto l’udienza per trasferire Hamdi Issac in Gran Bretagna. Tornano distesi i rapporti con la polizia inglese

Lorenzo Amuso

da Londra

Nonostante un dispiegamento di forze e agenti senza precedenti, Londra continua ad avere paura. Oltre 6.000 poliziotti collocati nelle zone più a rischio della capitale, unità speciali antiterrorismo dell’esercito britannico, arresti e interrogatori a pioggia. Le autorità britanniche stanno dando fondo a tutte le risorse per evitare una terza ondata di attentati. Ma sotto la calma apparente di una quotidianità che si sforza di dissumulare la penosa angoscia, emerge la sensazione che un nuovo attacco sia l’inevitabile epilogo di un’estate ad alta tensione.
Una scomoda consapevolezza rafforzata - allo scadere della quarta settimana dagli attentati del 7/7 - dalle rinnovate minacce del numero due di Al Qaida, Ayman al Zawahiri. Londra è sotto scacco permanente e i suoi quasi otto milioni di abitanti non riescono a ignorarlo. Proprio ieri due donne sono state rinviate a giudizio, in base alla legge antiterrorismo, per non aver fornito alla polizia britannica informazioni di cui disponevano dopo i falliti attentati del 21 luglio scorso a Londra.
Se nei momenti immediatamente successivi agli attentati i londinesi avevano stupito il mondo con la loro fiera compostezza, assicurando «business as usual», all’orgoglio è subentrata la prudenza. E la metropolitana, chi può, la evita. Nel giorno in cui ha ripreso a funzionare a pieno regime la Piccadilly Line, una delle linee colpite dai primi attentati, la Bbc registra un calo del 30% dei passeggeri in quattro fine settimana. Una fuga dalla tube meno evidente, pur significativa, anche nei giorni feriali (-15%).
In attesa del completo rispristino della rete metropolitana, la Transport for London traccia un primo bilancio, scoprendo che se la maggioranza dei pendolari continua a spostarsi in underground, molti tra quelli che hanno più tempo a disposizione, o anche solo la possibilità di scegliere, preferiscono altri mezzi. Una cautela comprensibile, alla quale ieri Scotland Yard ha risposto con un’imponente operazione di sicurezza e prevenzione antiterrorismo. Presidiate le stazioni della metropolitana e tutti i «soft target», i siti sensibili. Poliziotti armati ma anche agenti in borghese, mescolati ai cittadini.
«Stiamo dando fondo a tutte le risorse che abbiamo a disposizione per garantire la sicurezza ai londinesi e prevenire un altro attacco», ha assicurato Andy Trotter, vice capo della polizia. Uno sforzo enorme sia da un punto di vista economico (oltre 750mila euro al giorno) che da quello delle risorse umane impiegate, giustificato dalla «più grande minaccia che Londra abbia affrontato in tempo di pace». Agenti in pensione richiamati in servizio, ma anche nuovi reparti speciali antiterrorismo, come lo «Special Reconnaissance Regiment», istituito quattro mesi fa dalla Difesa britannica, e responsabile della tragica morte di Jean Charles de Menezes. Nonostante i 37 arresti fin qui effettuati, dunque, l’allarme e il livello di guardia restano altissimi.
Per garantire questi controlli straordinari la Metropolitan Police ha dovuto già attingere alle riserve dello scorso anno (circa 14 milioni di sterline) oltre ai 14 milioni ricevuti lo scorso aprile dal governo. Fondi destinati a esaurirsi presto, ma che in futuro - secondo quanto anticipato dal Times - potrebbero essere garantiti dalla «terror tax», un’imposta ad hoc per sovvenzionare la lotta senza quartiere contro il terrorismo. Nel frattempo è stato confermato l’arresto di Ismael Abdurahman, il primo incriminato in connessione con gli attentati falliti del 21 luglio.