Londra, blitz dei blogger sulla pena di morte E il Parlamento potrebbe tornare a discuterne

Presentato oggi il Rapporto annuale sulla pena di morte del mondo. Intanto il Parlamento inglese potrebbe essere costretto a discutere nuovamente sulla reintroduzione della pena, a causa della campagna sul web di molti blogger

Londra - E' stato presentato oggi l'annuale rapporto relativo all'applicazione della pena di morte nel mondo. I numeri non accennano a calare e intanto il Parlamento britannico potrebbe essere costretto a breve a discutere in aula dell'argomento e a votare per un'eventuale reintroduzione della pena capitale.

La proposta inglese Il tutto parte da una proposta del Parlamento, in vigore da oggi in Inghilterra, che prevede per i cittadini la possibilità di realizzare sottoscrizioni per le petizioni online. Superata quota 100.000 firme, ogni proposta dovrà essere necessariamente discussa in Parlamento. L'iniziativa, per certi versi utile e sensata, rischia però di rivoltarsi contro la stessa coalizione di governo. Appena approvata la nuova norma, i blogger di estrema destra del Regno Unito non hanno perso tempo, cominciando a fare campagna attiva per la reintroduzione in Gran Bretagna della pena capitale. George Young, leader della Camera dei Comuni, ha sottolineato al Daily Mail come le Camere non possano ignorare le richieste provenienti dai cittadini. 

E' improbabile che gli uomini di governo inglesi votino a favore della reintroduzione di una norma che era stata abolita quasi mezzo secolo fa, tuttavia alcuni conservatori si sono espressi in appoggio all'iniziativa. L'ultima votazione sull'argomento, risalente al 1998, aveva sottolineato nuovamente la non compatibilità della pena di morte con la moderna Inghilterra.

Nel mondo Ancora diffusa in numerosi paesi del mondo, la pena di morte è stata applicata in migliaia di casi nel solo 2010. Primo nella triste classifica di decessi la Cina, seguita a breve distanza dall'Iran e dalla Corea. Non è un caso che i tre paesi che si dividono il "podio" siano guidati da dittature. Solo 7 i paesi a guida democratica che ancora mantengono l'istituto della pena di morte, tra cui gli Stati Uniti. Desta preoccupazione, secondo le associazioni abolizioniste, la straordinaria escalation di uccisione avvenuta nel corso dell'ultimo anno, specialmente in Iran. Il paese mediorientale avrebbe visto la percentuale di condanne triplicarsi nel 2011 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Almeno 506 le condanne eseguite nel 2010, cifra comunque lontana dalle più di 5000 condanne eseguite in Cina.

Sharia Dei 47 paesi a maggioranza islamica, quasi la metà applica tuttora la pena di morte. Impiccagioni, fucilazioni e decapitazioni sono un dato di fatto soprattutto per quei paesi che contemplano nella costituzione riferimenti espliciti alla Sharia. La legge islamica prevede infatti quattro casi in cui è possibile applicare la pena di morte. In particolare ancora l'Iran ha eseguito pene di morte anche nei confronti di soggetti minorenni, mentre in altri paesi mediorientali le pene nei confronti di minori risultano non applicate.

Nessuno tocchi Caino Per Nessuno tocchi Caino, la principale associazione che osteggia l'applicazione della pena capitale nel mondo, il 98% delle esecuzioni avrebbe luogo in Asia. Il dato è evidenziato nell'annuale rapporto sulla pena di morte nel mondo, presentato oggi a Roma. Numerosi i commenti da parte delle autorità politiche, tra questi il presidente Napolitano, che in un messaggio inviato questa mattina commenta: "L’abolizione della pena capitale è un obiettivo di grande valore etico e civiltà giuridica. Ammiro la tenacia di chi si occupa del problema ogni giorno".