Londra ci ripensa: niente ritiro dall’ Irak

Bloccato il rimpatrio di 8.500 soldati del contingente, che sarà anzi rafforzato con l’invio di altri 6.500 uomini

Erica Orsini

da Londra

Il governo britannico è pronto ad azzerare il piano di ritiro dei suoi soldati dall’Irak. Anzi, prevede di inviare altri rinforzi il prossimo mese.
La notizia è stata diffusa ieri dal domenicale inglese Sunday Telegraph che spiega come il ministero della Difesa abbia deciso di riporre nel cassetto i piani di un ridimensionamento graduale delle truppe sul territorio iracheno. Nel timore che il Paese dell’ex dittatore Saddam Hussein stia velocemente scivolando verso la guerra civile, sembra che i ministri di Tony Blair si siano rassegnati non solo a far rimanere sul posto le loro forze armate, ma si stiano preparando ad annunciare un ulteriore invio di 6mila soldati dei Desert Rats nella zona del conflitto già in ottobre.
Un’inversione di marcia completa quindi, se si pensa che proprio per quest’ottobre, il vecchio piano di ritiro del ministro britannico della Difesa John Reid, prevedeva il rientro a casa di 8.500 soldati, mentre gli altri avrebbero dovuto lasciare l’Irak non più tardi del giugno 2006. Nel pomeriggio di ieri, è stato lo stesso ministro a confermare, almeno in parte, quanto rivelato dal Sunday Telegraph. Ammettendo i timori che il Paese finisca per essere travolto da una guerra civile sempre più violenta, Reid ha affermato che non è stata ancora decisa una data per il rientro definitivo delle truppe. Tentando di gettare acqua sul fuoco il segretario ha anche sottolineato che al momento «non sono necessari altri soldati» ribadendo al tempo stesso che nel caso ce ne fosse bisogno la Gran Bretagna sarebbe pronta a inviare ulteriori rinforzi. Certo è che dall’Irak i soldati britannici sono ben lungi dall’andar via, anzi «rimarranno fino a che il loro lavoro non sarà terminato». «La loro presenza sul territorio iracheno - ha ricordato Reid - ed eventuali riduzioni del contingente armato dipendono dalle condizioni in cui si trova il Paese. Le nostre truppe rimarranno - ha concluso Reid - fino a che non saranno garantiti l’ordine e la democrazia». Discorso già sentito che però suscita reazioni nervose e diverse da quelle che avrebbe provocato all’inizio del conflitto. Sempre secondo il Telegraph, l’ultima inversione di tendenza non è stata affatto apprezzata dai vertici militari e il malumore serpeggia incontenibile tra le file dell’esercito inglese. «Ormai - osserva il domenicale - sono in molti a ritenere che l’Irak sia diventato un po’ il “Vietnam” dei britannici. Ieri - raccontava il giornale - alcuni alti ufficiali hanno accusato il governo di voler nascondere la testa nella sabbia sulle necessità e sul coinvolgimento della difesa britannica in Irak, dove più di 200 civili sono rimasti uccisi soltanto la settimana scorsa». Secondo questi ufficiali, l’esercito - impegnato contemporaneamente anche sul fronte afghano - è a corto di personale e di fondi ed è costretto a operare «pericolosamente», al limite delle sue forze. Accuse rigettate dal governo, ma rimane il fatto che l’operazione Irak è costata finora alla Gran Bretagna 5 miliardi di sterline e 95 soldati uccisi negli scontri. L’altro giorno l’ammiraglio Sir Michael Boyce, a capo delle forze armate dal 2001 al 2003, ha dichiarato di essere preoccupato per come all’esercito si chieda di fare «sempre di più con sempre meno». «Se vogliamo rimanere una forza internazionale che si rispetti - ha detto - in grado di fare del bene nel mondo, mi sembra strano che l’esercito non sia finanziato in modo appropriato».