Londra congela tutti i rapporti con Teheran

da Londra

La Gran Bretagna congela tutti i rapporti bilaterali con l’Iran in attesa che vengano liberati i 15 marinai inglesi sotto sequestro a Teheran. L’Iran però non cede: promette di liberare l’unica donna arrestata e trasmette un video dei marinai prigionieri. Il ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki ha anche dichiarato che la Repubblica islamica ha consentito a funzionari britannici di incontrare i marinai della Royal Navy detenuti a Teheran.
Dopo cinque giorni di trattative diplomatiche infruttuose il governo di Tony Blair lancia la sua offensiva. Porta le prove che i soldati si trovavano in acque irachene quando sono stati fermati e nel contempo coinvolge la Nato nella vicenda. Che adesso non è più una scaramuccia da trattare a livello diplomatico, ma un’azione difensiva mirata contro quello che ieri il vice ammiraglio britannico Charles Style ha definito una vera e propria imboscata nei confronti degli uomini della Marina militare inglese. Style, che è anche l’ex capo dello staff della Difesa, come già promesso ieri, ha mostrato sulle carte nautiche l’esatta posizione rilevata dal satellite in cui si trovavano la nave e il mercantile indiano che gli uomini stavano ispezionando in base a un regolare mandato dell’Onu e con la doppia autorizzazione del governo di Bagdad. Il vice ammiraglio ha accusato senza mezzi termini gli iraniani di aver cambiato le carte in tavola durante il weekend, vale a dire subito dopo la cattura, dopo aver appreso che le coordinate iniziali dimostravano che i soldati non avevano affatto sconfinato nelle loro acque territoriali. «È difficile comprendere quale legittima ragione ci sia stata per cambiare le coordinate», ha detto Style, che sull’incidente non ha alcun dubbio: si è trattato di un agguato ai danni degli inglesi.
Sostenuto dalle prove appena diffuse dal ministero della Difesa, un agguerrito Tony Blair ha comunicato al Parlamento di aver chiesto sul caso la mobilitazione dei Paesi alleati per dimostrare all’Iran quanto sia isolato in questa battaglia. «È giunto il momento di aumentare la pressione sul governo iraniano - ha spiegato il premier - per fargli capire quanto il sequestro dell’equipaggio inglese sia inaccettabile, sbagliato e illegale. I nostri pensieri vanno a questi soldati e alle loro famiglie e il loro ritorno a casa in piena sicurezza è la nostra prima preoccupazione. Il nostro personale - ha proseguito Blair - stava effettuando un lavoro di routine quando è stato arrestato. Aveva un pieno mandato dell’Onu. Non vi è giustificazione alcuna per la loro detenzione».
E proprio in quanto coperto da un mandato delle Nazioni Unite ora il primo ministro inglese ha deciso di chiedere aiuto anche alla Nato per raggiungere una soluzione in tempi brevi. Rispondendo poi a un’interrogazione del leader dei conservatori, David Cameron, sulle modalità del sequestro, Blair ha sottolineato che i soldati avrebbero potuto usare le armi per legittima difesa, ma hanno deciso di non farlo. «Sono soddisfatto che abbiano preso questa decisione quando si sono trovati circondati da sei rappresentanti armati della guardia repubblicana iraniana - ha dichiarato il leader laburista -: se avessero ingaggiato un combattimento, il bilancio delle perdite sarebbe stato pesante».
Subito dopo il discorso di Blair, il ministro degli Esteri Margaret Beckett ha annunciato le misure restrittive che rimarranno in vigore fino al rilascio di tutti i 15 marinai. In una relazione la Beckett ha spiegato che il governo inglese ha tentato inizialmente di risolvere la crisi usando tutti i canali diplomatici a sua disposizione. «E quando si è potuto stabilire l’errore degli iraniani sulle coordinate - ha detto il segretario - abbiamo suggerito alla controparte che la situazione si poteva appianare facilmente con il rilascio immediato dei nostri uomini». È chiaro però che, giunti a questo punto, con l’Iran a fare orecchie da mercante, si è resa necessaria una tattica diversa. La Gran Bretagna ha quindi mobilitato sulla questione molti importanti alleati. La Beckett ha informato i colleghi di aver già avuto colloqui con numerosi leader internazionali tra cui il segretario di Stato americano, il primo ministro turco e il ministro degli Esteri iracheno. E proprio nei confronti di quest’ultimo collega, il ministro Hoshyar Zebari, la Beckett ha dimostrato pubblica riconoscenza ringraziandolo per «aver sempre confermato la nostra versione dei fatti invocando nel contempo il rilascio dei nostri soldati».
«Il nostro governo non ha dubbio sulla legittimità delle nostre richieste - ha sottolineato il ministro britannico -. Teheran deve farci sapere dove si trovano i nostri uomini, garantire l’accesso alle nostre autorità consolari e fornirci i dettagli del loro prossimo rilascio». Fino a quel momento intanto le relazioni tra i due Paesi rimangono bloccate.