Londra e contorni, le pagine giuste per mangiare bene in Gran Bretagna

Senza ricorrere a statistiche, non c’è altra capitale europea più visitata da noi italiana di Londra. Il motivo della prima volta è lo stesso per tutti: parlare l’inglese e, possibilmente, pure impararlo fino a quando non diventa una seconda lingua, fondamentale per tutta la vita sul lavoro, per svago e negli affetti e nel divertimento. Nessuno piuttosto associa la Gran Bretagna alla buona tavola, pochissimi tornano in Italia affermando di avere mangiato bene e se lo fanno devono giurarlo mentre gli ridono in faccia.
Eppure sull’isolone non è affatto vero che si mangia male. A parte la varietà e la ricchezza della ristorazione londinese, lo sbaglio lo fanno quegli italiani che si aspettano i piatti della mamma e il nostro sole in preparazioni di tutt’altra natura. Questo lo sanno bene le autrici di un libro che deve essere comperato da parte di ogni turista che si apprestata al viaggio, di studi o di piacere, in Inghilterra. Renata Beltrami e Silvia Mazzola, alla terza fatica assieme, firmano Londra e contorni per Mursia, sottotitolo «Piatti, percorsi e parole alla scoperta della Gran Bretagna», di un Paese dove vivono e che quindi conoscono bene.
Il loro volume non è una guida e nemmeno un ricettario in senso stretto perché tutto, anche le ricette, è raccontato. Le primissime righe sono perfette: «Perché andare ad Amalfi per i suoi limoni e non in Cornovaglia per i suoi granchi? Perché pensare fra gli ulivi del Garda come i nostri poeti latini e non soffermarci nella regione dei laghi con una tazza di tè in mano e ascoltare l’eco dei poeti romantici d’Inghilterra?». Finita la lettura una lamb pie non sarà più la stessa.