Londra, i no-global vanno all’assalto del G20

Organizzazioni di mezzo mondo si sono date appuntamento per manifestare
nei cinque giorni precedenti il summit tra i Grandi della Terra che
comincerà il 2 aprile. Schieramento di polizia senza precedenti. Ieri hanno sfilato in 35mila, perlopiù gente comune preoccupata per il lavoro

Londra«La gente prima di tutto». È all'insegna di questo slogan che ieri in migliaia sono scesi nelle strade di Londra nel primo corteo di protesta alla vigilia del G20, previsto per il prossimo 2 aprile. Arrabbiati, ma non violenti, i manifestanti hanno sfilato pacificamente per le strade di una capitale blindata, pronta a fronteggiare scene da guerriglia urbana che fortunatamente ancora non si sono verificate. E benché si siano mobilitati in 35mila, secondo le stime della polizia, per protestare contro il capitalismo e la globalizzazione, tutto si è svolto senza incidenti di sorta in un'atmosfera meno tesa del previsto. La marcia è iniziata alle 12, partendo da Victoria Enbankment, sulle rive del Tamigi per concludersi con un mega comizio a Hyde Park. Più che un corteo minaccioso si è trattato di una chiassosa marcia carnevalesca a cui hanno preso parte moltissimi giovani, madri con bimbi piccoli nei passeggini, pacifisti e artisti di strada. Tra gli organizzatori di «Put People First» 150 associazioni di beneficenza e le rappresentanze sindacali nonché numerosi membri del Parlamento.
Tutti in piazza a chiedere maggiori iniziative per sconfiggere la povertà nel mondo, affrontare i problemi dei cambiamenti climatici e della crisi occupazionale. I corrispondenti nazionali della Bbc hanno descritto la rabbia delle persone verso un sistema che non funziona sottolineando però il clima della giornata piuttosto disteso. Nessun incidente e soltanto un arresto per ubriachezza durante l'intero corteo. «Oggi è nata un'alleanza entusiasmante - ha dichiarato con soddisfazone ai giornalisti il coordinatore di «Put People First» Glen Tarman - continueremo a far pressione sui leader del mondo e sul governo inglese a cui indirizziamo le nostre richieste». «Vorremmo che i leader del G20 trovino un accordo su un piano globale di misure per affrontare la crisi economica - ha spiegato Brendan Barber, segretario generale dell'unione dei sindacati - la nostra speranza è che si trovino d'accordo nel riconoscere la necessità di un'azione congiunta in mancanza della quale la situazione non può che peggiorare». Eamon Butler, direttore dell'Adam Smith Institute, ha accusato il governo di aver causato la crisi economica.
Sebbene il bilancio della giornata di ieri possa dirsi positivo, nella capitale britannica è in atto una delle più imponenti operazioni di sicurezza degli ultimi anni. Esistono infatti fondati timori per le manifestazioni dei prossimi giorni, in particolare per quella organizzata alla vigilia del summit dai gruppi No Global e anarchici, che ha come destinazione finale la sede della Banca d'Inghilterra nella city. Per quest'evento in particolare, gruppi e gruppuscoli si stanno organizzando da tempo usando le tecnologie più avanzate come sms e Twitter in modo da eludere i controlli della polizia. L'obiettivo della protesta del primo aprile è quello di paralizzare le istituzioni finanziarie ed è proprio su questo fronte che Scotland Yard teme i maggiori disordini.
Nelle settimane prima del vertice il premier inglese Gordon Brown si era recato in visita in numerosi Paesi per chiedere il loro diretto supporto. Venerdì scorso, nel corso di una visita in Cile, aveva dichiarato che la gente non dovrebbe tenere un atteggiamento cinico nei confronti di quello che questo summit avrebbe potuto ottenere perché certamente sarebbero stati raggiunti dei risultati concreti. In attesa dell'inizio dei lavori ieri altri cortei di protesta hanno avuto luogo anche a Berlino e Francoforte.