Londra, il «medico del miracolo»: stringe la mano e scopre il cancro

Va a pranzo nel ristorante gestito da un italiano e gli diagnostica una rara forma di tumore al cervello

Più che a un medico ad alta specializzazione, la vicenda fa pensare più facilmente a un santone indiano, o meglio ancora a un taumaturgo medievale. Del resto, anche il teatro del moderno miracolo sanitario è del tutto fuori da ogni canone: invece che un cupo monastero o una grotta isolata, un moderno ristorante italiano di Londra. In fondo, una location adatta a ospitare una vicenda tanto fortunata quanto bizzarra.
Può una semplice stretta di mano tra due sconosciuti salvare la vita di una persona? Il 36enne Mark Guerrieri è pronto a giurare di sì. Se può ancora abbracciare suo figlio Jason è solo per il casuale contatto fisico con il suo salvatore, il dottor Chris Britt. Ma andiamo con ordine.
Il sei dicembre scorso il dottor Britt viene invitato a pranzo dall’amico Rob Thompson nel ristorante Amerigo Vespucci, gestito e posseduto dal Guerrieri, ristoratore di origini italiane. Il commensale del dottore, amico intimo di Guerrieri, fa le presentazioni tra i due, che si scambiano una cordiale stretta di mano. E qui avviene il miracolo. Il medico si accorge che la mano del ristoratore è eccessivamente grossa e «spugnosa» (questa l’unica traduzione della notizia riportata dai media britannici), così come non manca di notare che naso e orecchie del simpatico italiano sono più grosse del normale. Appena Guerrieri torna in cucina a preparare le linguine che i due hanno ordinato, il dottore si rivolge all’amico: «Quello lì ha di sicuro la acromegalia. Sono pronto a giocarmici la carriera».
Thompson sulle prime non dice nulla a Guerrieri, preferisce documentarsi prima di allarmare l’amico. E così il solerte compagno passa un paio di giorni a navigare su internet alla ricerca di qualunque informazione su questa malattia. Scopre così che si tratta di una rara forma di tumore della ghiandola pituitaria del cervello, causata dall’iperproduzione dell’ormone della crescita. Viene anche a conoscenza del fatto che con l’acromegalia c’è poco da scherzare: può provocare diabete e cecità, oltre a portare alla morte se non curata. Decide così di avvertire l’amico ristoratore, che ingenuamente attribuiva le aumentate dimensioni delle sue mani al lavoro al ristorante. Guerrieri non indugia e si fa immediatamente controllare da specialisti: dopo una serie di analisi, le sofisticatissime apparecchiature mediche confermano la diagnosi che il dottor Britt aveva fatto con una semplice stretta di mano: Guerrieri è affetto da acromegalia da almeno cinque anni.
Si procede quindi subito all’intervento chirurgico, nel quale gli viene asportato il 92 per cento della massa tumorale. La prognosi ora è positiva, e il fortunato cuoco è già potuto tornare tra i fornelli del suo ristorante in Canary Wharf. «Sono davvero molto grato al dottor Britt - ha detto il ristoratore -. Mi considero incredibilmente fortunato di averlo incontrato». Al povero Guerrieri non sarebbe bastato infatti stringere la mano di un medico qualsiasi. Solo pochi altri oltre al dottor Britt avrebbero saputo riconoscere al volo, o meglio, a mano, una malattia come l’acromegalia, patologia estremamente rara: colpisce solo tre persone su un milione. Il fato ha voluto che in gioventù il dottore inglese, durante gli anni del praticantato, avesse casualmente osservato alcuni casi simili al St. Bartholomew, un grosso ospedale della metropoli britannica.