Londra, nasce il reato di violenza su Facebook Quattro anni a 2 ragazzi: istigarono alla rivolta

L'istigazione alla violenza è reato anche sul web: condannati a quattro anni di reclusione due ventenni che avevano usato Facebook per fomentare la rivolta. Gli eventi e i profili dei due sono stati prontamente bloccati dalla polizia, ma i ragazzi sono stati ugualmente arrestati

Londra - Nelle rivolte di Londra della settimana scorsa i social network hanno giocato un ruolo importante, tanto da far ipotizzare un blocco da parte delle autorità britanniche di portali come Facebook e Twitter. Il giro di vite, alla fine, non ha riguardato il web in sé, ma l'uso che ne è stato fatto in quei giorni di guerriglia. Tanto che due ventenni sono stati condannati a quattro anni di reclusione proprio per istigazione ai disordini attraverso i social network.

Gli eventi su Facebook Jordan Blackshaw, 20 anni, aveva infatti creato un evento su Facebook intitolato "Distruggere la città di Northwich", che si trova nel nordovest dell’Inghilterra. Secondo il procuratore Martin McRobb, la pagina era stata creata il 9 agosto. Allo stesso modo Perry Sutcliffe-Keenan, 22 anni, aveva creato una pagina intitolata "Disordini a Warrington", quartiere nel nordovest di Londra, per fomentare una sommossa. I due ragazzi ora sono accusati di aver "utilizzato Facebook per organizzare e orchestrare gravi disordini nel momento in cui tali incidenti si verificavano in altre regioni del Paese", ha dichiarato il procuratore di fronte al tribunale di Chester, nel nordovest dell’Inghilterra.

Disordini bloccati sul nascere Ma se il web e i social network aiutano il passaparola, è ugualmente semplice per la polizia conoscere luoghi ed eventi programmati dai rivoltosi e intervenire tempestivamente. Ecco quindi che in questi casi Scotland Yard è riuscita a chiudere rapidamente le pagine incriminate, a bloccare i profili dei due sobillatori e ad assicurarsi che nessuno partecipasse a questi eventi progettati. "Tuttavia, questi messaggi hanno provocato notevole panico e una sensazione di rivolta nell’ambito dei quartieri", ha affermato il procuratore, motivando gli arresti.

Soddisfatto Cameron Il primo ministro britannico David Cameron ha lodato oggi la condanna: "Spetta ai tribunali stabilire le sentenze. Hanno deciso di mandare un duro messaggio ed è bene che i tribunali si sentano in grado di farlo", ha detto il premier. Il tribunale della Corona di Chester ha sottolineato che la sentenza deve servire anche da "deterrente" per il futuro.

Oltre mille gli arresti solo a Londra Per le violenze della settimana scorsa sono più di 1400 le persone incriminate in tutta la Gran Bretagna. Soltanto nella capitale il numero dei denunciati per i disordini che hanno scosso il Paese è di oltre mille persone. Il commissario di polizia Tim Godwin ha però precisato che le indagini sono ancora in corso e si è appellato ai cittadini londinesi perché forniscano informazioni utili: "Non lasciate che le persone coinvolte nei disordini la facciano franca".