Londra, il premier Brown non parteciperà all’apertura dei Giochi

E in una San Francisco blindata
per il timore di scontri e agguati
il sindaco impone il segreto
al percorso della torcia olimpica<br />

È un’altra corsa ad ostacoli, un’altra affannosa galoppata in una metropoli blindata, tra schiere di poliziotti e dimostranti pronti a tutto. La terza difficile corsa entra nel vivo quando in Europa è notte e là, sul Golden Gate di San Francisco, tardo pomeriggio. Ma anche senza attendere “disordini” in stile londinese o “estinzioni” memorabili come quelle parigine la passeggiata americana della torcia è, a quel punto, già compromessa. Quella passerella sul Pacifico, vero “mare nostrum” di Cina e America, quella sfilata ai margini di una Chinatown dove s’accalca un terzo della popolazione cittadina, è la sola tappa americana. Deve celebrare il fasto della Cina olimpica, attrarre l’ammirazione e l’invidia di una potenza statunitense a cui Pechino sogna di strappare ogni primato. ASan Francisco, invece, la fiaccola si spegne prima del sorgere del sole. Nella notte, mentre l’aereo con il fuoco olimpico rulla sulle piste dell’aeroporto migliaia di attivisti affollano piazza delle Nazioni Unite, ascoltano la veglia di protesta celebrata dall’arcivescovo anglicano Desmond Tutu e dall’attore Richard Gere. Quello del premio Nobel per la pace sudafricano è un appello al boicottaggio rivolto a tutti i leadermondiali, un no secco all’invito al dialogo formulato da George Bush. «Quello che vogliamo dire ai capi di Stato e a George Bush è “per l’amor di Dio non andate ai Giochi di Pechino!” Per il bene dei nostri bambini e in nome del magnifico popolo del Tibet “non andate lì!». Un appello accolto poche ore dopo dal premier britannico Gordon Brown, che ha confermato la sua partecipazione solo alla cerimonia di chiusura.Una decisione che potrebbe pesare sull’atteggiamento di altri leader europei. Dopo Tutu è la volta di Richard Gere, simbolo e volto del buddhismo di Hollywood, che liquida come una truffa l’immagine di una società cinese regolata dall’armonia. L’altro colpo alla parata trionfale sognata da Pechino l’infligge il sindaco GavinNewsomtagliando il percorso della staffetta, trasformandolo in un arcano tenuto nascosto fino all’ultimo minuto, incanalandolo nella morsa di settemila agenti. La celebrazione stritolata dalle misure di sicurezza precipita nell’incubo. I tedofori diventano portatori ciechi costretti a presentarsi alla partenza con il cellulare all’orecchio per apprendere le deviazioni di rotta dell’ultimominuto. La fiaccola si trasforma in un simbolo “oscurato” dal triplice scudo di agenti a piedi circondati da guardie in bicicletta scortate a loro volta dalla testuggine delle Harley Davidson. Ma oltre agli infiltrati, agli aspiranti “spegnitori”, ai tibetani pronti a portarsi via la fiaccola, la polizia deve fare i conti la distesa di bandiere rosse accalcate al passaggio della fiaccola. Quello è l’orgoglio nazionale uscito da Chinatown per applaudire il sogno dei Giochi, celebrare la propria identità, opporsi al complotto denunciato da Pechino.