Londra come Roma: incoronato sindaco il conservatore Johnson

I Tories vincono oltre ogni previsione le amministrative, conquistano le roccaforti laburiste e si aggiudicano la capitale dopo otto anni di governo Livingstone

da Londra

Volano i Tories e Johnson soffia ai laburisti anche la guida di Londra. In quella che verrà ricordata dal Labour come la peggiore sconfitta degli ultimi quarant'anni, la vittoria alle elezioni amministrative d'Inghilterra e Galles ha soprattutto un nome. Quello di Boris Johnson lo scandinavo. Improbabile vincitore soltanto qualche mese fa di una sfida in cui appariva chiaramente favorito il sindaco uscente Ken Livingstone, Johnson si è imposto sul suo diretto avversario con la prorompente energia che da sempre lo caratterizza, nel bene e nel male. Gongola naturalmente insieme a lui, il giovane leader dei Conservatori David Cameron, consapevole di quanto valore abbia un simile risultato. Per entrambi quello di ieri è stato «un gran giorno» e quei 256 seggi guadagnati contro i 331 persi dai laburisti costituiscono il volano che potrebbe condurre Cameron e il suo partito direttamente alla vittoria nelle politiche del prossimo anno. In una tornata elettorale segnata da ritardi e lungaggini inspiegabili - i primi risultati erano attesi già per ieri nel pomeriggio, ma quelli definitivi sono arrivati soltanto a notte tarda - e da accuse di frode, il governo di Gordon Brown ha segnato una brutale battuta d'arresto con perdite significative anche nelle circoscrizioni del nord dell'Inghilterra, da decenni roccaforti del voto laburista. Il premier non ha potuto che accusare il colpo, la disfatta era tale non poter consentire neppure la più timida difesa d'ufficio, dichiarando che i risultati per i laburisti «sono pessimi e deludenti» assicurando nel contempo che terrà conto della lezione impartitagli dagli elettori. Ma quel 44 per cento di preferenze ottenute dai Tories contro il 24 dei laburisti, pesa come un macigno sull'esecutivo del successore di Tony Blair.
Il governo attuale ne ha pagato un primo prezzo già ieri pomeriggio: David Pitt-Watson, designato da Brown a ricoprire la carica di segretario generale del partito ha rinunciato al posto. Il deputato doveva sostituire Peter Watt, costretto a dimettersi dopo essere stato travolto dallo scandalo delle donazioni segrete al Labour fatte dall'immobiliarista David Abrahams. E se la vittoria dei Tories era stata in parte annunciata, la disfatta laburista non sembrava poter rivelarsi quel «bagno di sangue» che poi è stata, prendendo a prestito il titolo di prima pagina dell'edizione pomeridiana dell'Evening Standard di ieri. Quando ormai le operazioni di scrutinio erano ormai ben oltre la metà, i laburisti rischiavano di diventare il terzo partito, secondi perfino ai Liberaldemocratici. «Abbiamo riguadagnato l'attimo» ha dichiarato alla Bbc un soddisfatto Nick Clegg, leader del partito che è riuscito a conquistare una trentina di seggi. «Credo che il Labour abbia perso il contatto con la gente comune - ha detto Clegg - mentre Brown ha rivelato un calo nella sua capacità di guidare il partito». Veramente una brutta nottata quella del Primo Maggio per il partito che Blair portò al trionfo. A bocca amara rimane anche Ken il «rosso» costretto ad abbandonare un'amministrazione che ha guidato, tra alti e bassi, con determinazione e austero cipiglio per ben otto anni. E oggi a Londra è già il giorno di Boris il mattacchione.