Londra, sgominata la cellula dei medici di Al Qaida. Perquisizioni a tappeto

Tra i fermati tre dottori mediorientali che lavorano in ospedali
inglesi. Nove in tutto gli arresti, <strong><a href="/a.pic1?ID=190216">l’ultimo eseguito in Australia</a></strong>. La polizia scozzese era già sulle tracce di alcuni dei sospetti
terroristi

Londra - Una caccia all’uomo frenetica, controlli a tappeto ed eccezionali misure di sicurezza in tutto il Paese. Braccata dalla minaccia di un terrorismo senza regole, imprevedibile e spiazzante, la Gran Bretagna reagisce come un Paese in guerra, nel disperato tentativo di evitare altri attentati. Ma si tratta di uno sforzo enorme, soprattutto alla luce della nuova tipologia di terroristi emersa negli ultimi giorni. Tra domenica e lunedì la polizia è riuscita ad arrestare otto persone - tutte, sembra «non-British» -, quante si ritiene che formassero la cellula terroristica autrice degli sventati attacchi. L’ottavo arresto, secondo la Bbc, sarebbe stato eseguito fuori dalla Gran Bretagna, circostanza che Scotland Yard non ha voluto commentare. Potrebbe trattarsi di «Mister Big», la mente del gruppo ancora ricercata.
Quello che più ha sconcertato gli inquirenti è la presenza nella cellula terroristica di ben tre medici (ma secondo alcune fonti sarebbero addirittura cinque), uno dei quali è Mohammed Jamil Abdelkader Asha, 26 anni, chirurgo specializzato in neurologia, fermato sabato notte sulla superstrada M6 assieme alla moglie di 27, nell’Inghilterra nordoccidentale. L’uomo è palestinese ed è in possesso di un passaporto giordano. Lavorava come interno al Royal Shrewsbury Hospital e al Princess Royal Hospital di Telford. Il padre ha dichiarato sconvolto ai giornalisti di aver appreso dai media dell’arresto di suo figlio. «Aveva prenotato un volo Londra-Amman per lui, la moglie e il figlio per il 12 luglio. Era molto felice», ha raccontato l’uomo, spiegando che il figlio aveva lasciato la Giordania nel 2005 per specializzarsi in neurologia in Gran Bretagna. «Non posso immaginare che avesse altri scopi oltre a quelli di realizzare la sua aspirazione di proseguire gli studi in Inghilterra».
La polizia ha perquisito ieri anche il suo ufficio all’ospedale, dove pare lavorasse da circa due settimane. Pare anche che sia stato visto in tenuta da lavoro, in un residence nel villaggio di Houston, poco distante da Glasgow, dove aveva affittato una casa. I preparativi finali dell’attentato all’aeroporto potrebbero essere stati fatti proprio qui. Peraltro la polizia scozzese stava per scoprire il rifugio e sarebbe già stata sulle tracce dei due terroristi. Un agente immobiliare, Daniel Gardiner, ha infatti raccontato che la polizia aveva contattato la sua agenzia nell’ambito delle indagini condotte sulle autobomba londinesi. «Volevano sapere perché avessimo contattato un certo numero di telefono dell’inquilino di una casa affittata da noi a Houston», ha spiegato Gardiner.
L’altro complice di Asha sarebbe invece un medico iracheno, Bifal Abdullah, di 28 anni, e si sarebbe trovato a bordo della jeep Cherokee schiantatasi ad alta velocità contro il terminal dell’aeroporto di Glasgow. È l’uomo rimasto illeso. Abdullah lavorava come sostituto al Royal Alexandra, a solo due miglia dall’aeroporto di Glasgow. Il terzo medico fermato ieri sarebbe invece un giovane di 26 anni, arrestato a Liverpool. Lavorerebbe all’Halton Hospital, nel Cheshire, e sarebbe stato incastrato da un telefono cellulare e da un indirizzo di posta elettronica appartenenti ad un’altra persona che non si trova più nel Regno Unito.
Intanto due nuove esplosioni controllate hanno avuto luogo, tra domenica e ieri, proprio nel parcheggio dell’ospedale dove sabato era già stata fatta esplodere un’altra auto. Inoltre, secondo fonti della polizia inglese citate dall’americana Cnn, gli uomini a bordo della jeep sono gli stessi che hanno parcheggiato le due autobomba nel centro di Londra. Degli ultimi due arrestati domenica notte nella zona di Apisley, vicino a Glasgow, si sa invece soltanto l’età - 25 e 28 anni - e che non sono di origini britanniche.
Ieri il quotidiano The Evening Standard ha reso noto come la polizia è arrivata agli arresti. Gli inquirenti sarebbero risaliti ai responsabili analizzando il traffico dei cellulari. La notte tra giovedì e venerdì uno de terroristi aveva ricevuto quattro telefonate, l’altro, appostato fuori dal night club «Tiger Tiger», due.