Londra, il sindaco si ribella al sindacato "rosso"

Boris Johnson perde la pazienza: lo sciopero che ha paralizzato la
capitale britannica "è un atto contro il governo". Lo strapotere delle "Trade unions": hanno ricattato i laburisti e ottenuto che scegliessero
come segretario Ed Miliband

Londra - «Questo sciopero è un atto politico». Durissimo l'attacco del sindaco di Londra Boris Johnson contro i sindacati che ieri hanno messo in atto un altro sciopero di 24 ore nella metropolitana londinese. Si tratta del secondo nel giro di un mese e come il primo anche questo ha avuto conseguenze pesanti sui trasporti nella capitale.

I lavoratori della Tube hanno incrociato le braccia per protestare contro il taglio di 800 posti di lavoro soprattutto nelle biglietterie. Secondo i dati raccolti circa un quarto delle stazioni sono rimaste chiuse e in circolazione c'era soltanto un 30 per cento dei treni. Milioni di pendolari hanno dovuto raggiungere il posto di lavoro con mezzi alternativi usando un po' di tutto: automobili, autobus, barche, moto e biciclette, I più avventurosi perfino pattini e skateboard.

Di certo, la situazione del traffico di ieri, già alle 7 del mattino, era insostenibile. E visto che si trattava di una replica di un brutto film già visto soltanto qualche settimana fa, questa volta il primo cittadino di Londra non è andato troppo per il sottile. Nello stile pungente che molti gli conoscevano da prima che venisse eletto ha riversato parole di fuoco dalle colonne del quotidiano The Daily Telegraph, accusando i sindacati di voler utilizzare questi scioperi e quelli futuri come un'arma politica contro il governo e in particolare il primo ministro David Cameron.

«Dobbiamo assolutamente tener conto del fatto che attualmente alcune biglietterie vendono meno di 10 biglietti all'ora - ha scritto Johnson sul giornale - quindi lo staff deve poter essere libero di recarsi sulle piattaforme dove sicuramente può risultare più utile ai passeggeri. Nelle misure previste non vi saranno cali di guadagno e tutte le stazioni saranno provviste di personale in ogni momento. Questo è il pacchetto di assicurazioni che i leader dei sindacati hanno tolto dal tavolo della trattativa prima che questa potesse riprendere mentre i loro lacché politici adesso pretendono che inviti Bob Crow (attuale capo del sindacato) per una birra e un tramezzino al Municipio». «Questo sciopero è puerile - ha proseguito Johnson - assurdo, offensivo e sbagliato. Questo è uno sciopero politico nudo e crudo, non ha nulla a che fare con la salute e la sicurezza. E a questo punto abbiamo bisogno di nuove leggi che impediscano ai militanti dello sciopero di rovinare le vostre vite».

Johnson pensa, nella pratica, al limite del 50 per cento dei partecipanti al voto nell'assemblea che decide per la protesta. Ma ciò che più gli preme sottolineare è lo sgomitare crescente del sindacato nelle file dell'attivismo politico, in particolare in quello della sinistra.
«Il numero due del sindacato - spiega ancora - ha reinventato se stesso come una creatura della vecchia estrema sinistra per la quale ogni sciopero è sacrosanto e tutti i tentativi di ridurre la spesa pubblica sono il demone thatcheriano. La tragedia è che un numero sempre crescente di laburisti - forse anche Ed Miliband - ritengono di poter manipolare la protesta per vendicare la sconfitta elettorale».
Del resto il buon vecchio Boris non dimentica che se il fratellino di David Miliband è diventato il nuovo leader del partito lo deve soprattutto ai sindacati e ai loro membri che oggi minacciano una stagione calda, anzi torrida. «E chi soffre alla fine per questo ritorno alla politica degli Anni Ottanta caratterizzata da un'infinita ondata di scioperi estenuanti? - conclude il sindaco - Sicuramente non i banchieri o gli alti dirigenti. Le vittime principali sono i comuni lavoratori. Quelli che non sanno come andare al lavoro, quelli che si vedono diminuire la paga».