Londra strizza l’occhio all’Islam e pensa di cancellare l’Olocausto

Consiglieri del governo chiedono a Blair di abolire la ricorrenza della Shoah e istituire il giorno del Genocidio in memoria anche delle vittime arabe

Erica Orsini

da Londra

Con i tempi che corrono a Londra non è più politicamente corretto neppure celebrare il giorno dell’Olocausto. I cittadini musulmani potrebbero offendersi. Qualche anno fa, nessuno ci avrebbe mai pensato, ma adesso tutto è diverso. Dopo gli attentati del 7 e del 21 luglio, dopo aver accertato che gli estremisti islamici che hanno voluto colpire al cuore la capitale britannica erano anche suoi cittadini, i consiglieri del governo preferiscono usare i guanti di velluto con i musulmani che vivono nel Paese. E se da un lato l’esecutivo si fa meno tollerante con chi predica l’odio razziale, dall’altro tenta il possibile per non urtare la sensibilità del mondo islamico moderato.
Così, ieri il Sunday Times ha rivelato che la commissione governativa scelta per mettere a punto le varie strategie di lotta interna contro il terrorismo, il 22 settembre suggerirà al premier Blair di rimpiazzare l’attuale “Jewish Holocaust Memorial Day” con un più generico “Genocide Day” che dovrebbe riconoscere uguale dignità anche alle vittime musulmane perite nelle stragi di massa compiute in Palestina, in Cecenia e in Bosnia, così come alle vittime di tutte le altre fedi religiose.
Il primo ministro sarà presto chiamato a dare una risposta all’ipotesi suggerita dalla commissione, ma la scelta sarà spinosa. Il giorno dell’Olocausto - che viene ricordato ogni 27 gennaio - è stato fissato nel 2001 dallo stesso Blair dopo una lunga campagna portata avanti dai leader ebraici del Paese e ora un possibile cambiamento potrebbe provocare violente reazioni nella comunità. Blair dovrà tuttavia tenere in considerazione le argomentazioni addotte dalla sua stessa commissione. Secondo i consiglieri, lo status speciale del giorno dell’Olocausto aumenterebbe il senso di alienazione degli estremisti perché “esclude” i musulmani. «Una simile celebrazione - ha spiegato un membro della commissione - potrebbe dare l’impressione che le vite occidentali valgono di più di quelle che non lo sono. Si tratta di una percezione che va cambiata e un modo per farlo sarebbe sponsorizzare un Genocide Memorial Day. L’Holocaust Memorial Day suona troppo esclusivo per molti giovani musulmani - ha spiegato ancora la commissione - e invia segnali errati. E il rancore della gente può sfociare nell’estremismo».
Ieri, un portavoce degli Interni ha detto che la proposta di un “Genocide Day” da celebrare separatamente verrà considerata, ma ha sottolineato come si guardi all’Olocausto in termini di “tragedia determinante nella storia europea”. E Mike Wine, direttore del British board of Deputies, ha già annunciato di volersi opporre ad ogni cambiamento poiché «il significato del 27 gennaio è ricordare «il giorno più oscuro della storia moderna».
Insomma, a molti le cautele dei consiglieri di Blair sembrano eccessive. Anche dopo gli attentati di luglio. Sulla morte di sei milioni di persone innocenti, non si dovrebbe insomma più discutere. La loro memoria non può essere moneta di scambio nell’ambito di una strategia per combattere il terrorismo internazionale. E per i musulmani che si sentono offesi ed esclusi da questa celebrazione, la parlamentare laburista di Liverpool, Loise Ellman, ha avuto parole chiare: «Questi gruppi dovrebbero smetterla di tentare di eludere l’enormità dell’Olocausto».