Londra, un tassista stupratore accusato di 500 violenze

Sceglieva le prede, raccontava loro di aver vinto la lotteria e offriva champagne drogato
Dopo, molte ragazze ricordavano appena cos’era successo<br />

Sul taxi degli orrori si offriva amabilmente champagne. Nello champagne, la droga.Dopo lo champagne, lo stupro. Con questa abominevole tecnica, diligentemente affinata, metodicamente applicata, un animale londinese di nome John Worboys, 51 anni sbattuti via, sta diventando nelle ultime ore il personaggio più famoso della Gran Bretagna. Purché se ne parli, dicono i devoti della popolarità a qualunque costo. Peccato che questo sia proprio il caso giusto per dimostrare quanto sia idiota la teoria: di questo tassista tutti parlano, nel suo Paese,madi questo tassista tutti attualmente vorrebbero fare carne tritata.

Al suo attivo, se questo è un attivo, un numero allucinante dicrimini: si parladicinquecento. Forse sarà pure convinto d’aver totalizzato più conquiste di un playboy incallito, ma le sue non sono donne: sono soltanto prede. Inermi, incoscienti, semisvenute. Incapaci persino, alla fine dell’incredibile viaggio, di ricordare. Su questo, la bestia ha investito molto: qualunque denuncia sfuocata e imprecisa, basata sui non so e sui non ricordo bene, in Inghilterra come nel resto del mondo ha pochissime probabilità d’inchiodare il colpevole. Così, la truculenta epopea del taxi-driver andava avanti da tredici anni. Soltanto adesso, qualche temeraria - fra le tantissime ritirate nella vergogna - è riuscita a incastrarlo.

Il primo processo, per dodici casi, si è chiuso con la condanna. La pena sarà nota soltanto fra un mese. Nel frattempo, tutti quanti sperano che altre denunce riemergano dal silenzio e dalla paura. Scotland Yard ha fondati motivi di ritenere che il serial-stupratore potrebbe finirne sommerso. Tre, quattro,cinquecento: calcolando abitudini e ritmi, non meno di questo record spaventoso. La carriera del farabutto motorizzato, un passato oscuro anche da attore porno, è monotona e sempre uguale a se stessa. Da tredici anni, da quando fa l’autista, lo stesso volteggiare d’avvoltoio.

Con il suo «black cab», il tipico taxi nero di Londra che ricorda molto le Balilla o i carri funebri di una volta, si aggira nelle zone centrali della città: London Bridge, King’s road, Oxford street. Quando cala la sera, aspetta l’occasione giusta. Prima o poi, all’uscita da qualche locale, lei arriva. Non una qualunque. I gusti dell’animale sono rigorosi e raffinati: la passeggera deve avere tra i 18 e i 35 anni, più o meno. Ovviamente, non è nemmeno il caso di specificarlo: dev’essere pure carina. Quando la preda sale in macchina, si apre la caccia. Prima l’autista ci gioca con il piacere sottile del boia. Racconta di essere euforico per una vittoria al gioco, o a cavalli, spiega di voler dividere questa sua gioia con la gentile cliente, che ne dice, lo gradirebbe un bicchiere di champagne? Perché no, mai visto un tassista tanto gentile: di solito, ti devastano con la storia della zia scozzese o con il commento tecnico sull’ultimo match dell’Arsenal.

Vada per lo champagne. Nel bicchiere, la sostanza che cambia la storia del viaggio. Dopo la prima sorsata, la recita è già finita. Lei parte verso dimensioni allucinante, lui parte verso una zona appartata. Quindi, senza nemmeno scendere, soltanto passando sul sedile posteriore, la vigliaccata più vergognosa, ripugnante, imperdonabile che il maschio possa scaricare su una donna. L’umiliazione assoluta, lo sfregio indelebile. Qualcosa che una vera giustizia dovrebbe sanzionare nel modo più impietoso. Perché nessuno dimentichi, perché nessuno ci riprovi.

La giustizia inglese ci sta provando adesso, anch’essa in modo goffo e tardivo. In un passato recente, molte segnalazioni, inevitabilmente sfuocate e indefinite, sono cadute nel nulla. Così da rendere il verme semprepiù sicuro di sé e le sue vittime sempre più titubanti e rassegnate. Nel 2007 l’avevano pure arrestato, perché una telecamera pubblica l’aveva ripreso mentre faceva scendere dal taxi una cliente poi corsa a denunciare lo stupro: anche quella volta, non l’avevano incastrato perché nessuno poteva provare il reato. Se non altro, quella volta l’animale era finito sul libro nero, quanto meno tenuto d’occhio.

È soltanto il 5 febbraio di quest’anno, però, che la sua scandalosa impunità va finalmente in frantumi. A inchiodarlo, stavolta con particolari inattaccabili, è una ragazza 33enne raccolta nella zona di London Bridge. Dal primo passo, comincia la resa dei conti. Nel taxi-mattatoio, la polizia trova il famigerato champagne, le famigerate droghe, più una certa dotazione di aggeggi erotici che qualificano il personaggio. Chiamato a rispondere di questo stupro, il taxista si vede via via abbinato a una lunga serie di altri assalti analoghi. Le denunce depositate sono già 85, il primo processo e la prima condanna ne accertano almeno 12. Il resto alle prossime puntate, se e quando altre derelitte troveranno il coraggio di uscire dalla gabbia tenebrosa dei propri incubi e si presenteranno a loro volta negli uffici di polizia.

Tra un mese, la giustizia quantificherà la prima pena inflitta all’animale. Nell’attesa, il dibattito - a Londra come da noi - è sull’entità considerata equa. Per quanto garantisti, difficile sfuggire al fascino di questa alternativa: castrarlo chimicamente, una volta per sempre, oppure sbatterlo in galera e buttarevia la chiave. Eventualmente, in modo molto garantista, può essergli concessa facoltà di scelta.