Longanesi, un rotocalco per entrare nella Storia

«Veterani si nasce», «Vissero infelici perché costava meno», «Il popolo odia chi perde. Le donne soprattutto», «Sbagliando s’impera», «Abuso di potere temperato dal consenso popolare»... I suoi pungenti aforismi fanno da contrappunto alle gigantografie, alle bacheche con libri, disegni, caricature, lettere, foto, documenti, giornali e periodici, L’Italiano, Omnibus, Il Borghese che dirigerà fini alla morte e molti altri.
La mostra «Leo Longanesi: la fabbrica del dissenso», aperta fino all’8 aprile alla Biblioteca nazionale è dedicata a un intellettuale libero e moderno. Curata da Annamaria Andreoli, per il centenario della nascita (Bagnacavallo 1905-Milano 1957), delinea la personalità eclettica di un personaggio «nei confronti del quale il nostro paese ha un debito di cultura immenso», precisa il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono. Un innovatore anzitutto nel campo della comunicazione. Con Longanesi nasce «la foto aneddoto, non solo illustrazione di un testo scritto, ma foto che parla da sola, un’immagine capace di raccontare in maniera fulminea, come l’aforisma», dice Andreoli. Un innovatore anche nel campo della grafica che sarà quella adottata dal regime. Le carte del ministero della Cultura popolare dell’archivio centrale dello Stato all’Eur hanno consentito di individuare il ruolo di «omologazione grafica» svolto da Longanesi nel ’32 in occasione della mostra del decennale della rivoluzione fascista, confermato due anni dopo per la mostra sull’aeronautica di Milano. Ma Longanesi è anche un intellettuale libero che fa la «fronda», critico verso la guerra in Africa quando nemmeno Croce lo era, che per tutti gli anni ’30 ha un dossier della polizia politica e che si vede chiudere Omnibus ufficialmente per non aver avuto rispetto di Leopardi. Edito da Rizzoli, Omnibus era il primo rotocalco italiano, sul tipo di Life, che annoverava collaboratori come Flaiano, Pannunzio, Brancati, Savinio.
Nel dopoguerra. Longanesi si distingue da coloro che aderiranno alla resistenza, agitando la bandiera dell’«anti-antifascismo», contro il nuovo conformismo tanto dei cattolici benpensanti quanto dei comunisti, pubblicando nella sua casa editrice, che lancia tanti scrittori di successo, anche pamphlet contro opportunismo e corruzione. Nel ’48 prende posizione per De Gasperi, suo il monito «turarsi il naso e votare Dc».
La mostra, divisa in varie sezioni introdotte da brani tratti dai suoi scritti, prende le mosse dai libri della sua biblioteca di ragazzo, Kipling, Verne, libri che gli somigliano e che nutrono la sua fantasia. Un vulcano di idee, Longanesi a vent’anni è pittore ed editore. I primi libri, in mostra, hanno le incisioni di Giorgio Morandi. Dalla sua biblioteca escono letture francesi e tedesche dei primi teorizzatori della comunicazione che maturano la sua concezione di giornale moderno. Il fondatore del rotocalco, a cui sacrifica secondo la Andreoli la sua creatività di scrittore, dà vita a un prodotto in cui le foto raccontano i fatti, foto che dovevano entrare anche nei quotidiani, come le vignette. E sarà solo per problemi di rotative se il progetto non andrà in porto, ma in mostro ci sono le sue prove di stampa. Una sezione della mostra è dedicata al cinema e alla fotografia. Anticipando il neorealismo Longanesi crede che il nostro cinema possa rinnovarsi soltanto abbandonando i teatri di posa. \