La Longo a 50 anni correrà a Pechino

A quella storia del Giro vinto senza preparazione specifica e della vacanza lasciata a metà non ci ha mai creduto. A quel Contador disteso sulla spiaggia assolata di Cadice, assieme a Macarena, la fidanzata, neppure. Alla telefonata di Johan Bruyneel arrivata solo cinque giorni prima di partire per il Giro d’Italia idem come sopra. «È chi è questo qui, Mandrake? Non si allena e poi viene qui a impartirci lezioni di ciclismo?», sbottò Riccò toccato nell’orgoglio. E di orgoglio Riccardo Riccò, giovane ed esuberante speranza del ciclismo italiano ne ha da vendere. Orgoglio, talento, personalità e, soprattutto, voglia di sorprendere. Così, quando tutti pensavano che lui dopo un Giro concluso al posto d’onore, si accontentasse di una meritata vacanza in compagnia di Vania, la sua fidanzata, ecco la sorpresa. Oggi correrà il campionato italiano a Bergamo (254 km), poi «le vacanze le vado a fare direttamente al Tour. Dove mi sono preparato? Dove si è preparato Contador: al mare». Provocatorio, impertinente, soprattutto testone e orgoglioso come pochi: «Perché ho deciso di correre il Tour? Per preparare meglio la mia Gran Fondo del 21 settembre a Formigine… » e giù un’altra risata. È di buon umore Riccardo, sta bene ed è motivato, soprattutto è convinto che in Francia anche lui potrà dire la sua.
«Mi dicono: i favoriti sono Cadel Evans, Franck e Andy Schleck, Carlos Sastre, Alejandro Valverde, Denis Menchov e Damiano Cunego. Mi domando: e io tra questi proprio non posso starci? Certo, non ho preparato il Tour a puntino, fino a qualche settimana fa non era in cima ai miei pensieri, però vado in Francia consapevole di una cosa: sulle montagne posso fare molto bene. La tappa dell’Alpe d’Huez per me è una priorità, un traguardo mitico, da conquistare per me e per quanti hanno a cuore e amano Marco Pantani. Per me quello è un obiettivo dichiarato. Voglio verificare le mie attitudini a questa corsa sicuramente più stressante e nervosa del Giro d’Italia, anche se le salite della corsa rosa i francesi se le possono sognare. Se penso alla classifica? Penso a far bene, e quando si fa bene la classifica è la logica conseguenza. E poi andiamo per gradi: questo Tour non dovevo nemmeno correrlo, ho deciso di mettermi in gioco. Una pedalata alla volta. Una cosa è certa: non vado per fare il turista, al massimo per fare una vacanza alternativa… », e giù a ridere.
È vero che a farle cambiare idea è stato Claudio Chiappucci?
«La verità è che dopo il Giro d’Italia io ero stanco, soprattutto mentalmente. Pietro Algeri, il mio ds, mi propose di correre il Giro di Svizzera, io dissi di no: non me la sentivo. Dopo una settimana di riposo però mi sono sentito molto meglio e mi è tornata la voglia di pedalare e far fatica. Sono andato un po’ al mare, inizialmente doveva essere Sardegna, poi ho optato per Rimini e Riccione. Giorno dopo giorno mi sentivo sempre meglio e nella testa ha cominciato a ronzarmi l’idea francese. Ne ho parlato con Roberto Pregnolato (amico ed ex massaggiatore di Pantani, ndr) e anche con Claudio Chiappucci. Alla fine mi sono convinto. Sono pronto a questa avventura».
È vero che avrebbe preferito sfidare nuovamente Alberto Contador, il grande assente?
«Certo, sarebbe stato più bello, ma questa sarà la sfida del 2009».
Che ricordo ha del Tour 2006?
«Ero al mio primo anno di professionismo, ho fatto tanta di quella fatica che se ci penso non parto più per la Francia. Cambia la domanda, ti prego».
Niente Pechino, niente Mondiale di Varese?
«Come corri! Piano, piano, fammi fare una cosa per volta: ho appena deciso di correre il Tour».
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