L'onnipresente Fini adessofa campagna elettorale in tvOggi in Rai, poi da Santoro

Il presidente della Camera impazza nel piccolo schermo: in un mese è stato da Fazio e da Floris. Oggi fa il bis, tifa per Monti e gli suggerisce la linea

In un mese, prima è stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, poi è apparso a Ballarò da Giovanni Floris. E oggi Gianfranco Fini fa ben due comparsate in tv: se stamattina è stato a Uno Mattina, ora si prepara a scendere questa sera nell'arena di Michele Santoro.

Ora che è all'opposizione, il presidente della Camera - lo stesso che, quando faceva parte della maggioranza, aveva rifiutato di fare campagna elettorale del Pdl per non sporcare il ruolo istituzionale e super partes che ricopriva - è sceso in campo in prima persona, proprio come aveva promesso a Mirabello, mentre fino a qualche mese fa mandava i suoi.

La propaganda di Fini è iniziata ben prima che dell'annuncio delle dimissioni da parte di Silvio Berlusconi. Ora Futuro e libertà prende lo slancio, ma preferisce temporeggiare e rimandare le elezioni per cercare di raccogliere maggior consenso. Ecco quindi che il presidente della Camera appoggia apertamente un governo tecnico guidato da Mario Monti: "In questa fase così gravida di rischi credo che l'Italia abbia bisogno di una personalità come quella di Monti. Ma sarà lui a dover dire che cosa vorrà fare", come ha detto questa mattina ai microfoni di RaiUno. No assoluto invece alle urne, che rappresentano un attentato "all’interesse nazionale" e che oggi possono essere "utile a qualche partito che pensa di guadagnare qualche decimale in più".

E soprattutto spera in un governo di larghe intese perché il suo partito torni alla ribalta: "Berlusconi ha fatto un gesto di responsabilità. Adesso però faccia quello che tutti si aspettano e cioè appoggi un governo di larghe intese, di larga base parlamentare che ha obiettivo di dimostrare ai mercati che dell'Italia di si può fidare".

Il leader di Fli arriva anche a suggerire all'eventuale governo tecnico la linea da tenere per risolvere la crisi: oltre alle "necessarie riforme economiche", c'è bisogno di ridurre il numero dei parlamentari, perchè "chi ha di più deve fare più sacrifici, a cominciare dalla classe politica". Senza dimenticarsi della riforma della legge elettorale, "perchè quella in vigore non consente di andare a votare con certezze". Ma fino a che Berlusconi non si dimette e, se è il caso, Napolitano non decida di andare alle elezioni, Fini non resta presidente della Camera?