«Lontani da Prodi, ha offeso gli italiani all’estero»

Alessandro M. Caprettini

da Roma

I primi nomi cominciano ad affiorare, anche perché il tempo stringe: per gli italiani all’estero non restano che una ventina di giorni per timbrare le liste. E così nell’America del Nord la sinistra, comprensiva di Rifondazione, dà un posto per Ron Turano, panificatore di origini calabresi. In Australia - ma il voto per un senatore e un deputato si allarga all’intera Asia, Africa e Antartide - sarà invece l’ingegnere veneziano Luigi Casagrande, suoi 3 dei ponti recentemente costruiti a Brisbane, a correre per Palazzo Madama per tutta la CdL. Dalla sua ha la benedizione di Joe Cossari, sindaco di Marondaah, che raccoglie i quartieri a nord-est di Melbourne. Una sponsorizzazione che forse vale meno di quella di un trentenne di Grottaglie che si occupa di finanza, Gianluca Galletto, il quale ha fatto pervenire a Prodi, Rutelli e Fassino, lettere di sostegno alla sua candidatura da parte di alcuni vip democratici di oltreoceano, come John Edwards ed Al Gore. Ma missive di sostegno da parte di politici esteri a favore di cittadini con passaporto italiano che vogliono correre, il 9 aprile, fioccano. Fortissimo ad esempio in Argentina, il sostegno dei locali alla corsa di Luigi Pallaro, 79enne vice-segretario generale degli italiani all’estero, imprenditore di rilievo (impiantistica, turismo) di origine padovana che pensa di metter su una sua lista ed entrare a Palazzo Madama.
Quello delle liste autonome è un rischio non molto calcolato fin qui. Eppure ne fioriscono ormai quotidianamente, forse anche perché nelle circoscrizioni - pur vastissime - occorrono poche migliaia di voti per essere eletti. I due poli comunque, candidano. Per l’Ulivo, in Europa ci saranno Franco Narducci (Svizzera) e Lorenzo Losi (Inghilterra). Per la lista Tremaglia, scontata la candidatura di Eugenio Preta - coordinatore tecnico di Uen all’Europarlamento - dell’architetto Mario Zoratto (Francia), di Davide Piscopo (Svizzera). Mentre per Forza Italia in Europa sono certe le candidature del creatore delle Acli in Europa Marcello Sera (Belgio), dell’avvocato Fantetti e del finanziere Picchi (Londra) oltreché di un giovane medico, Carmelo Pignataro, che lavora in ospedali pubblici tedeschi.
Sempre in Europa si candida per gli azzurri Antonella Rebuzzi: da vice-direttrice di supermarket a leader dell’eno-gastronomia italiana a Mosca: «Vedo la tv italiana - racconta - e non capisco come possa fare la sinistra ad accusare Berlusconi e il centro-destra, piuttosto chieda scusa per quel che è stato il comunismo...». Solo 4mila gli italiani nella federazione russa, ma lei si dice certa di riuscire a recuperare consensi ovunque.
A far discutere in queste ore, comunque, due polemiche. La prima innescata dall’azzurro senatore Pessina, il quale si è detto perplesso per le modalità di voto e il rischio di brogli. Tremaglia l’ha presa malissimo e il centro-sinistra cavalca all’estero le sue parole. L’altra è cosa vecchiotta che però torna prepotente alla ribalta: l’anno scorso, un inviato di Repubblica presentò un quadro devastante degli italiani in Argentina. «Parlano l’itagnol o magari il dialetto d’origine, ma non la lingua madre», scrisse. Su Internet oggi riesplode la polemica contro «questa sinistra elitaria». E c’è chi, come Giovanni Zuccarello (Los Angeles) tiene a ricordare come, ancor prima di Repubblica, fu proprio Romano Prodi a dire degli emigrati che «non sanno parlare manco l’italiano e vogliono votare». Ergo: lontani dall’Ulivo!
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