L'opposizione alla Camera può dare lezioni. Di piano

Roma - Le dita picchiettano, le mani si spostano, le spalle avanzano, arretrano, e poi ancora i polpastrelli si alzano, si abbassano, in una sinfonia di movimenti che solo lo scatto attento di un obbiettivo a ripetizione può fermare. E inchiodare. Ecco i pianisti della Camera. I deputati che votano per sé e per gli assenti, uomini e donne insospettabili, maestri e allievi di segrete lezioni di piano che quasi ogni giorno si praticano tra gli scranni di Montecitorio.

Pianismo, un mestiere vecchio quasi quanto quello della politica e che non ha barriere di parte: si pratica a destra come a sinistra, il voto conto terzi, ma c'è un fatto, una novità di questi giorni. L'aula si è riempita di requisitorie. Improvvisamente, soprattutto dalle fila dell'Italia dei Valori, si è levata la voce del rigore, l'appello contro la doppiezza, l'imbroglio, perché barare «in quest'aula» significa anche raggirare «nella vita giornaliera», perché, diceva l'altro ieri nel suo intervento il dipietrista Domenico Scilipoti, votare per due «è un problema di mentalità e di comportamento che ognuno ha dentro la propria testa, nel proprio cuore e nella propria anima» (stenografico della seduta dell'1 ottobre).

Ma la cosa triste è che proprio in quel lato dell'emiciclo, tra i difensori del voto pulito e a mano sola, succede di tutto: suonata con piano verticale (deputato che vota al suo scranno e a quello dietro con una torsione parziale del busto); allegro con brio (deputato che vota a due mani ridendo a crepapelle); andante con moto (deputato che vota per due, in piedi, come se stesse andando via). E via di questo passo, con un solfeggio che si disperde alle spalle dei leader dei partiti interessati senza che nessuno, all'apparenza, abbia niente di che scandalizzarsi.

La cosa ancora più triste, tra l'altro, è che in una delle foto il deputato che allunga entrambe le mani, nell'intento apparente di votare per due, è nientemeno che....Domenico Scilipoti!

C'è un’immagine bellissima di quest'orchestra di musicanti silenziosi del voto doppio: Massimo D'Alema pensoso che adempie il suo dovere di deputato accanto a Marianna Madia, in piedi. Dietro di lui un concerto di pianisti all'opera: Elisabetta Rampi, Vinicio Peluffo, Ronaldo Nannicini. Mani veloci, voto per due, e nessuno che ha visto niente.

Tornando a Scilipoti, va detto che in aula mercoledì anche Roberto Giachetti del Pd era intervenuto per accusare la maggioranza di pianismo: «Allora, possiamo anche continuare a far finta di non vedere...», aveva insinuato allusivo. Ma l'onorevole di Di Pietro invece spiegava più dispiaciuto, più appassionato: «Io sono nuovo di questo parlamento, e avevo l'idea che i parlamentari dovevano essere punti di riferimento per la cittadinanza. In altre parole, un atteggiamento di imbroglio non è corretto: «Non si può barare né si può imbrogliare!». Poi è scoppiata una piccola rissa tra un deputato della Lega e uno dell’Idv che ha richiesto l'intervento dei commessi.

Ma perché Scilipoti, in una immagine di voto del 2 luglio, ha allungato due braccia anziché una al momento di schiacciare il pulsante? Non era al suo posto, perché nei due scranni dove si è sgranchito gli avambracci sarebbero seduti i colleghi Barbato e Porfidia. Quel pianista sospetto è Scilipoti o è un deputato che assomiglia a Scilipoti come una goccia d'acqua? Sarà lui a svelare il mistero. Comunque quello è il settore dell’Italia dei Valori, e questo è indubbio. Lì sono seduti il capogruppo Donadi, il leader Di Pietro. Vicini di banco ma senza occhi del responsabile organizzazione del Pd Andrea Orlando, pizzicato a braccia allargate in inequivocabile atteggiamento da suonata, del responsabile esteri del Pd Lapo Pistelli, anche lui in posizione sospettissima.

E poi ci sono le donne: hanno mani lunghe Olga D'Antona, Anna Rossomando, Maria Rosa Calipari. I mali del pianismo non hanno colore, ma si capisce perché quando il capogruppo della Lega Roberto Cota mercoledì ha detto in aula che ci sono politici «specializzati nel fare la morale agli altri, ma nel non accettare di applicare la stessa morale a se stessi», l'applauso è stato forte, come un'Eroica.

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