L'opposizione litiga anche sul governo ombra

Parte male il tentativo di Veltroni di dare vita a un governo parallelo per incalzare il Cavaliere: D'Alema e Parisi si chiamano fuori. Poi arriva anche la rinuncia di Di Pietro: "Il leader del Pd superi il suo buonismo di facciata e si decida a fare un'opposizione concreta"

Roma - Berlusconi ha formato il suo nuovo governo a tempo di record. Con la stessa velocità la sinistra si è rimessa a litigare. Ma essendo all'opposizione non le resta che accapigliarsi sul "governo ombra", la struttura che Veltroni ha rilanciato (mutuandola dal "cabinet shadow" inglese) per tallonare Palazzo Chigi basandosi sull'esperienza di politici esperti - i ministri ombra, appunto - in ogni singola materia.

Dopo le defezioni di D'Alema e Parisi arriva anche quella di Di Pietro. Insomma, il governo ombra di Veltroni non nasce sotto i migliori auspici visto che i principali leader della sinistra preferiscono starne fuori. Ma il regolamento di conti a sinistra è appena agli inizi.

Di Pietro è sconcertato Di Pietro non nasconde di provare "sconcerto e amarezza" per la decisione di Veltroni di "andare avanti da solo" visto che non ha coinvolto nessun esponente del "gabbiano che vola" nel governo-ombra. "Per noi Veltroni è e resta il leader della coalizione alleata - spiega il leader dell'Italia dei valori - ma ci dispiace che ogni giorno lui prenda decisioni da solo senza consultarci, come se noi non ci fossimo, ben sapendo che lui da solo non va da nessuna parte visto che non raggiunge neanche il 50%. È evidente - aggiunge - che non ci si possa sposare da soli se l’altro dei due non vuole... ma noi continueremo ad insistere perché vogliamo dare il nostro contributo per un’opposizione seria e concreta e perché siamo una forza che è cresciuta e che può contare ora su 43 parlamentari.

Veltroni faccia un'opposizione concreta "Comunque - è l’appello del leader dell’Idv - ci auguriamo che Veltroni superi il suo buonismo di facciata e si decida a fare un’opposizione davvero concreta altrimenti del governo ombra non resterà che l’ombra".

I possibili "ministri ombra" Un mix di nomi emergenti, leader politici già affermati e qualche ministro del governo Prodi: il "governo ombra" fermamente voluto da Veltroni comincia lentamente a delinearsi. Dovrebbe nascere nei prossimi giorni. Come ministro dell’Interno vengono indicati Marco Minniti e il prefetto Luigi De Sena. Per gli Esteri è gettonatissimo Piero Fassino; in corsa anche Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd. Alla Difesa potrebbe esserci Roberta Pinotti, presidente uscente della omonima commissione alla Camera. Per la Giustizia tra le personalità indicate con più ricorrenza c’è quella di Giuseppe Lumia, già presidente della commissione Antimafia. Bersani ha declinato l’invito a fare l’anti-Tremonti, ma pare che Veltroni sia riuscito a strappargli la disponibilità a collabirare con il governo ombra, mettendo a disposizione la sua esperienza.

Come funzionerà Secondo l’idea dei capigruppo del Pd, Antonello Soro e Anna Finocchiaro, i ministri ombra parteciperanno ai lavori delle commissioni e coordineranno le proposte e gli emendamenti dei parlamentari del Pd, sfruttando degli strumenti già previsti dai regolamenti delle Camere, come la possibilità per le opposizioni di presentare una relazione di minoranza su ciascuna legge. Il ministro ombra poi potrà intervenire in aula sui provvedimenti più importanti come "speaker" del partito.

Gli altri incarichi Per le Attività produttive e le Infrastrutture circolano i nomi di Enrico Letta, Enrico Morando, Massimo Calearo nonché di Maria Paola Merloni e Giorgio Tonini. Ermete Realacci andrebbe all’Ambiente e Paolo De Castro all’Agricoltura. Per il Lavoro in pole-position c’è Pietro Ichino, per il Welfare-Sanità Maria Pia Garavaglia e la radicale Maria Antonietta Farina Coscioni per famiglia-Pari opportunità. A lei - che però ha già fatto sapere di non aver ancora ricevuto alcuna proposta - il delicato compito di formulare proposte alternative di governo sia sulle politiche familiari che sui diritti civili.