Lorca rinasce con la passione della Sastri

La casa di Bernarda Alba di Lluís Pasqual approda in edizione italiana. Su una passerella che sembra fatta di neve e fa da spartiacque tra gli spettatori chiamati a condividere da due punti prospettici equidistanti lo spazio concentrazionario in cui la terribile matriarca confina le proprie figlie indegne, per sua ammissione, di congiungersi in matrimonio con uomini che non corrispondono alle sue aspettative, si dipana il dramma dell’esclusione e della rinuncia. Dove solo il diverso colore delle vesti sfoggiate dalle monache sui generis, determinandone le personalità in conflitto, rende ragione della loro patetica rivolta, conclusa nel sacrificio della più giovane. In un saggio collettivo di altissima temperie espressiva segnato dal rintocco delle campane e dall’irruzione del fantasma della follia (Maria Josefa, l’ava delle ragazze cui Anna Malvica conferisce una straniante dimensione epica), il capolavoro di Federico García Lorca acquista valore assoluto di simbolo. Grazie alla mirabile messinscena dove ogni moto del corpo corrisponde a una pulsione dell’anima e l’esclusione del coro femminile dal consorzio umano è sottolineata dal velario. Che qua e là isola le figure in un inferno che oggi ci è dato solo contemplare ridotto a quadro da museo delle esposizioni per merito della profonda intuizione del regista. Confermata dalla straordinaria prova di Lina Sastri, matriarca vittima di se stessa e dell’Angustias nevrotica e solitaria di Gaia Aprea tutt’uno alle dolenti figurazioni delle più giovani.

LA CASA DI BERNARDA ALBA - di García Lorca. Regia di Lluís Pasqual, con Lina Sastri. Napoli T. Festival, col Mercadante di Napoli e lo Stabile di Catania. Napoli, fino al 6 novembre.