L'orco, sbandato e con il foglio di via, era lo spacciatore del quartiere

Uno sbandato, clandestino, arrivato in Italia da solo dieci mesi, lo scorso aprile, ma che era riuscito a collezionare già una serie di guai con la giustizia. Due volte era stato arrestato, per due volte è tornato libero. Libero, purtroppo, di stuprare con una violenza inaudita una ragazzina sorpresa sotto casa alle dieci della sera. L’orco questa volta si chiama Jamel Moamid, ha 33 anni, è tunisino. La sua carriera criminale comincia tre mesi dopo lo sbarco nel nostro paese: il 28 luglio del 2008 viene arrestato per violazione dell’articolo 14 della legge sull’immigrazione Bossi-Fini, in quanto aveva a suo carico un ordine di espulsione dal territorio nazionale perché senza permesso di soggiorno ma era restato in Italia. Eppure, non viene espulso, come prevede la normativa.
Pochi giorni dopo, arriva infatti anche il secondo arresto, questa volta per spaccio di eroina: l’uomo viene pizzicato dalla polizia di Bologna proprio nella zona dove, sabato sera, è avvenuta l’aggressione. Quella era la «sua» zona. Finito in carcere a Lanciano (Chieti), il tunisino non è rimasto dietro le sbarre per molto tempo: il 15 gennaio scorso è stato di nuovo scarcerato, ma nemmeno allora è partita la procedura per l’espulsione.
Il motivo della liberazione? Inizialmente ieri si era diffusa la notizia della decorrenza dei termini di custodia cautelare. Solo in serata è arrivata la precisazione della questura di Bologna, se possibile dal contenuto ancora più tragicamente beffardo: a quanto è risultato da un controllo effettuato sulla matricola a lui assegnata dal carcere di Lanciano è venuto fuori che il tunisino è stato scarcerato un mese fa per la revoca della custodia cautelare contenuta in un provvedimento emesso quello stesso giorno dal Tribunale della libertà di Bologna, su istanza del suo difensore. Difficile però credere che l’uomo sia stato ritenuto dai giudici un soggetto non a rischio di reiterazione del reato o non a rischio di fuga, vista la condizione di clandestino. Fatto sta che è uscito ed è subito tornato a Bologna. E, solo trenta giorni dopo, lo spacciatore si è trasformato in violentatore.
Davanti alla polizia che lo ha arrestato mentre, seminudo, si era appena dato alla fuga dopo avere infierito sulla sua giovane vittima, Jamel Moamid ha dato in escandescenza. Portato in questura, si sarebbe ferito e avrebbe rifiutato le cure mediche. Durante l’interrogatorio non ha detto molto. Ora si trova rinchiuso nel carcere bolognese della Dozza con l’accusa di violenza sessuale, resistenza a pubblico ufficiale e violazione della legge Bossi-Fini. Ancora una volta. Inoltre, come ha riferito il pubblico ministero della Procura di Bologna Francesco Calca che coordina le indagini, gli è stata contestata l’aggravante della clandestinità. Accuse pesanti, sempre che, come non è avvenuto in passato, la giustizia riesca a fare almeno questa volta il suo corso.
CBSol