Loredana non voleva morire: provò a resistere

Nicolò è ancora ricoverato in gravi condizioni, ma è indagato per omicidio. Forse prima di ucciderla l’ha narcotizzata. Perizia sul messaggio d'addio per capire se l'abbia scritto la giovane. Quell'appello sul blog: <strong><a href="/a.pic1?ID=271265" target="_blank">&quot;Voglio lasciarlo&quot;</a></strong>

Roma - Le impronte digitali sul coltello e sui rasoi e il risultato dell’autopsia sul corpo della giovane vittima. Sono i nodi sui quali stanno lavorando gli investigatori della Squadra mobile romana per sciogliere il giallo del Trionfale, che si sta orientando sempre più sull’omicidio passionale.

Con il passare delle ore, infatti, aumenta il dubbio che Nicolò Di Stefano, 24 anni, impiegato in una ditta di pannelli solari, e la sua fidanzata, Loredana Benincasa, di un anno più grande, originaria di Foggia, non avessero veramente suggellato un «patto di morte», come lascerebbe credere la lettera firmata da entrambi e ritrovata nella camera da letto del loro appartamento, in via dell’Acqua Paola.

Alcuni elementi, che potranno essere confermati solamente dai risultati dell’esame autoptico e tossicologico effettuato ieri sul corpo della ragazza, farebbero pensare che sia stato il ragazzo ad affondare la lama nel collo e nei polsi della compagna. Ma non in un «suicidio assistito», in una sorta di decisione comune di farla finita. No, potrebbe essere stato un vero e proprio omicidio, accusa per la quale Di Stefano ora risulta iscritto nel registro degli indagati. Loredana è stata colpita molte volte e l’ipotesi che si sia inferta così tanti fendenti appare poco probabile. Così come molti dubbi suscitano alcune ferite sulle sue mai: quelle di chi ha cercato di difendersi.

Il giovane non è stato ancora sentito dalla polizia, perché tutt’ora ricoverato in rianimazione, dopo essere stato operato d’urgenza per la profonda ferita alla gola. Il giorno dopo la tragedia parlano invece i vicini di casa. Un anziano, che abita a pochi metri dall’abitazione dei due fidanzati, racconta che il ragazzo era introverso, insicuro e era ossessionato dall’idea di perdere il suo amore. Vedeva Loredana più distante, forse lei voleva lasciarlo, magari per tornare in Puglia, e aveva tentato di farglielo capire. Ma la dinamica di quanto è accaduto non è chiara. Proprio per questo sarà fondamentale il risultato della perizia calligrafica sul biglietto ritrovato accanto al letto matrimoniale, dove la venticinquenne giaceva morta e lui in fin di vita. Bisogna chiarire, infatti, se sia stato davvero scritto da entrambi i ragazzi. La risposta a tutte le domande, però, arriverà solo dall’autopsia sul cadavere di Loredana ed eventualmente dall’esame tossicologico, fatto per scoprire se i due avessero assunto sostanze stupefacenti prima di attuare il folle progetto. Loredana potrebbe essere stata narcotizzata e colpita nel sonno, ma su questo punto non ci sono conferme ufficiali da parte della Squadra mobile. Questo, però, spiegherebbe il «grido di una donna che chiedeva aiuto», sentito verso le otto e mezza da un residente in via Paola. Ma si resta ancora nel gioco delle ipotesi.

Loredana, del resto, amava la vita. Il 30 gennaio del 2007 lo diceva chiaramente nel blog aperto con il nick name «lollyb83» in cui in quattro righe si definisce una ragazza molto simpatica. «Mi piace viaggiare, nel tempo libero faccio sport e quando posso liberarmi dagli impegni mi piace andare a cena fuori con le mie amiche. Il mio hobby preferito??? Fare shopping», scriveva. I suoi interessi, invece, erano lo sport, la musica, i viaggi e internet. Ieri lo spazio on line è stato contattato da oltre tremila bloggers, che l’hanno salutata per l’ultima volta. Molti non la conoscevano, qualcuno prova rabbia per quello che è successo, altri la chiamano «angelo» e le augurano di riposare in pace. «Mi dispiace, spero che lassù troverai un mondo più bello di questo che abbiamo qui», recita un messaggio.