Lorena: "Sono incinta" Strozzata con un cavo

Così è morta la ragazza trovata nuda in fondo a un pozzo. Trappola dei tre killer via sms

Niscemi - Un casolare che assomiglia a un casello ferroviario. Intorno aranci e ulivi. È qui, nelle campagne di Niscemi, che prende forma l'ultimo noir italiano. La protagonista è una ragazzina minuta di 14 anni, Lorena Cultraro, che vuole diventare donna in fretta. Troppo in fretta. E muore, picchiata e strangolata dai tre ragazzi che nelle settimane precedenti l'avevano corteggiata e a cui lei si era concessa. Alessandro, 15 anni, Domenico, 16, Giuseppe, 17: ecco la foto di gruppo, banale, banalissima, di tre giovani normali diventati mostri quasi per caso. Li hanno prelevati la sera di martedì, nella notte hanno confessato: per i carabinieri il caso è chiuso. Omicidio premeditato, un reato che se fossero maggiorenni li porterebbe diritti all'ergastolo. Hanno giocato con emozioni e sensazioni più grandi di loro, i tre maschi senza baricentro e la femmina con i capelli a caschetto; la fragilità generazionale, la stessa che affiora in tante tragedie del profondo Nord, ha fatto il resto.

«Ho dei ritardi, sono incinta di uno di voi», sono le parole che Lorena scaglia contro il terzetto in un giorno di aprile. È vero? Non è vero? Forse la ragazza vuole catturare le attenzioni di uno dei tre, vuole ingelosirlo, forse ha paura di qualcosa, forse vuole spaventarli perché le cose stanno davvero così. L'autopsia, che verrà eseguita oggi, darà certezze sul possibile movente che appare comunque sproporzionato. Quasi lunare. Eppure quella frase è l'innesco, la scintilla della tragedia.

I tre ruminano per giorni il da farsi. Non partoriscono grandi soluzioni: «Il loro livello culturale e intellettuale è bassissimo», dicono oggi gli investigatori che li hanno torchiati per ore, quasi a cercare un filo in quella follia stupida e sanguinaria. Il terzetto dà appuntamento a Lorena all'uscita da scuola, dall'istituto commerciale Leonardo da Vinci, prima B, che lei frequenta zoppicando. «L'ordine di uccidere l'ha dato Domenico via sms: “Dobbiamo farla fuori”», mette a verbale Alessandro, che poi aggiunge: «La conoscevo da 5 mesi, avevo avuto un rapporto sessuale con lei». Alessandro che per un mese si era guadagnato il titolo, eccessivo come tutto in questa vicenda, di fidanzatino di Lorena.

La ragazza finisce in trappola, ma non lo sa: gli scooter corrono verso quel casolare in ristrutturazione; è l'ora del chiarimento, ma l'oppressione invece di diminuire aumenta. Lorena conferma: «Sono incinta di uno di voi. Lo dirò alle vostre fidanzate. Lo saprà tutto il paese». «Abbiamo perso la testa», ripetono i tre. Per i carabinieri la testa l'avevano già persa nei giorni precedenti. E avevano già pianificato quell'esecuzione così crudele. L'aggrediscono, la riempiono di pugni e calci, in breve, lei così gracile, cade a terra stordita. Niente lamenti. Niente implorazioni. Niente preghiere. Lorena perde conoscenza in un amen. Senza esitazioni Alessandro, Domenico e Giuseppe completano l'opera: la strangolano con il filo delle antenne tv, trovato sul posto, e ancorano il corpo ad un grosso masso, pure preso sul posto. Poi calano Lorena in una vasca interrata, nel goffo tentativo di far sparire quell'orrendo delitto. Non basta, perché prima di tornare a casa, avvolti da alibi improbabili, la spogliano, bruciano i vestiti e, ingenuità delle ingenuità, il suo cellulare.

Nei giorni successivi sono loro a buttare sabbia negli occhi degli investigatori, evocando un fantomatico adulto che avrebbe attirato la ragazza in un incontro galante. Invece, sono i loro sms, i messaggi che si sono scambiati e hanno inviato a Lorena, ad insospettire i carabinieri. Lunedì mattina, un contadino vede quel cadavere affiorare a pelo d'acqua, in fondo ad un pozzo e dà l'allarme. Chi ancora credeva alla tradizionale «fuitina» deve aggiornarsi. Per gli investigatori anche la parola branco è eccessiva: erano solo tre amici. Oggi saranno interrogati, per la convalida del fermo, dal gip del Tribunale per i minori di Catania.