Lorenteggio, ronde per difendere la casa

Le 8500 famiglie di Gratosoglio chiedono spazi per i bimbi. A Calvairate anziani presi di mira

Gianandrea Zagato

Il solito inquilino esasperato dal vicino rumoroso. Scena vista e rivista. Arriva la volante, se ne va con pari velocità. Fotografia d’agosto. Spaccato al di là di quattro mura scrostate di quotidianità senza regole in quel di Quarto Oggiaro. Lì, dove regna lo spaccio, c’è pure il primato milanese dei furti e delle truffe: ventidue virgola sette e ventitré per cento di quelli commessi in città. Record di fama sinistra e consolidata: simbolo della periferia lontana anni luce da piazza Scala. Che non ce la fa più: assediata, esasperata e, perché no, pure impaurita.
Sintesi del malessere che da Quarto Oggiaro si spalma su Fulvio Testi, Quinto Romano, Calvairate-Molise e giù giù scende sino a Gratosoglio e Stadera. Mappa del degrado di una città complessa - come giustamente ricordano a Palazzo Marino - che reclama aiuto. Grido d’allarme che si leva da viale Fulvio Testi: casermoni Aler decisamente bruttini e piuttosto malconci trasformati in fortini della droga. Via vai diurno e notturno con gli spacciatori che spesso abitano al piano di sopra, a quello di sotto e che, con le minacce, tengono mezzo quartiere in pugno.
Replay di Quinto Romano, periferia ovest, col mercato della droga in via Caio Mario ma solo in orario d’ufficio. Sette, otto ore di traffico a cielo aperto con i residenti quasi impotenti e che di notte, quando le strade diventano piste per gare per aut e la musica da discoteca si alza di volume, faticano anche a prender sonno. Vita quotidiana tra le gabbie di cemento che, quelli di via Odazio, invidiano. Qui, a due passi da San Siro, non si chiude per ferie: gli abusivi non ci pensano due volte a sfondare gli appartamenti chiusi e, poi, rientrarne in possesso non è un gioco da ragazzi. Residenti travestiti da vigilantes per le ronde notturne in un clima da far west, con i rom che la fanno da padroni: al civico 187 di via Lorenteggio bivaccano in cortile e abusivamente occupano cinque-appartamenti-cinque dove l’Asl avrebbe lavoro per qualche settimana. Denuncia firmata dal consiglio di zona, vistata dal comitato dei cittadini: burocrazia rimasta senza risposta. Silenzio di tomba alla chiamata dei più deboli tra i deboli: gli anziani, soli e poco visibili.
Quelli che dall’altra parte della città, nei palazzi del Ventennio di Molise-Calvairate, sono vittime predestinate del degrado e dove disagiati psichici sono vicini di casa di famiglie con un curriculum criminale di tutto rispetto. Per loro, alle diciannove in punto, scatta il coprifuoco e in strada c’è sempre qualche macchina che va in fumo.
Condizione di troppo in un quartiere di periferia dove si vive ancora senza bagno in casa e dove gli esclusi dalla vita sociale sono maggioranza. Protagonisti di una realtà senza centri d’aggregazione, senza luoghi di ritrovo che li rende troppo simili agli abitanti del Gratosoglio, sud Milano. Torri da venti e passa piani, palazzi dormitorio per ottomilacinquecento famiglie. Città dentro la città ma senza spazi per i bambini che, dicono quelli dei comitati, sono facile preda di arruolamento per la microcriminalità. Quella che, tra l’altro, gestisce il mercato della prostituzione maschile di piazza Trento e Trieste: piaga che infesta un quartiere pronto a tutto pur di fermare il mercato del sesso, anche mettendo telecamere sui balconi di casa.
Disponibilità a tornare padroni ben compresa pure in via Adriano e in via Barzaghi ovvero da un capo all’altro della città che non ne può più dei nomadi, della convivenza difficile se non impossibile con immigrati. Tema delicato con corollario di aggressioni, furti e atti vandalici. Musica che non cambia neppure a due passi dagli alberghi a cinque stelle di piazza della Repubblica e Duca d’Aosta, alle spalle della stazione centrale. Leit motiv di proteste e rabbia condite da transessuali e prostitute, sporcizia e spaccio. Presenze di troppo nella città che vuole vivere senza paure.
gianandrea.zagato@ilgiornale.it