Lorenzelli sbatte la porta della Fondazione

(...) hanno prodotto le condizioni della svolta. Fino all’improvviso (in teoria) passaggio di mano di ieri, ai vertici di una istituzione che rappresenta un enorme forziere, in grado di distribuire annualmente risorse e sussidi - dell’ordine dei 35 milioni di euro - a vari soggetti impegnati in ambito sociale, sportivo, culturale. In questo senso, le dimissioni di Lorenzelli - 73 anni, autorevole esponente dell’Opus Dei, docente universitario di Chimica, rettore dell'Università Campus Bio-Medico di Roma e presidente della Fondazione Carige dal 27 gennaio 1998 - potrebbero non essere l’ultimo atto di un processo in corso, rivolto a costituire e consolidare un nuovo equilibrio, a garanzia della «liguricità» di Fondazione e Banca Carige. Per il momento, comunque, è Lorenzelli a uscire. Sbattendo la porta, al termine della riunione di consiglio che aveva appena sancito il nuovo corso.
I 26 membri del consiglio di indirizzo avevano nominato, per la prima volta all’unanimità, i 10 consiglieri di amministrazione e il collegio sindacale, definendoli esplicitamente «personalità di alto profilo». Che sono (di prima nomina) l’imprenditore genovese Giuseppe Anfossi, l'ex sindaco di Sanremo Giovenale Bottini (Forza Italia), il docente universitario Sergio Maria Carbone, monsignor Giorgio Noli, vicario episcopale per il Servizio e la Testimonianza nella Carità, l'ex assessore comunale di Genova Sergio Rossetti (Margherita), il sanremese Marco Simeon, direttore della cooperativa sociale cattolica «Il cammino» per il recupero dei tossicodipendenti. Confermati il professor Amedeo Amato, l'ex rettore dell'Università di Genova Enrico Beltrametti in quota Ds, l'imperiese Ivo De Michelis e il genovese Pierluigi Vinai, entrambi in quota Forza Italia. Subito dopo sono stati eletti vicepresidenti De Michelis (vicario) e Vinai. I collegio sindacale sarà composto da Romano Merlo (presidente), Francesco De Stefano e Giuseppe Anobile. Supplenti Marco Calcagno Gianfranco Siface.
Subito dopo la proclamazione ufficiale, prende la parola il presidente Lorenzelli. Per scampanellare, e, ottenuta l’attenzione, scandire nel silenzio più assoluto: «Non condivido le scelte così espresse. Formulo le mie congratulazioni ai consiglieri di prima nomina. E rassegno le dimissioni con effetto immediato». Neanche il tempo di chiedergli conto, e l’ormai ex, scuro in volto, è già fuori stanza. Partono i commenti. Vinai parla di «svolta culturale», e si dice amareggiato per la decisione del professore: «Tutti i rappresentanti degli enti locali, delle Camere di commercio, della società civile - fa rilevare il neo-vicepresidente hanno espresso un consenso unanime». Poi, aggiunge qualcosa di più sulla «genesi - la chiama così - dell’operazione che è partita dall’attuale presidente del Copaco, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, l’onorevole Claudio Scajola, nella prospettiva di un’intesa super partes nell’interesse della comunità ligure e di difesa della banca». Esplicito e chiarissimo, Vinai, a poche ore in fondo dall’annuncio del presidente della Regione Claudio Burlando che aveva rinunciato a designare un rappresentante dell’ente nel consiglio della Fondazione, «lanciando» la designazione dell’arcivescovo di Genova, monsignor Angelo Bagnasco o di un suo delegato. L’appello non era campato in aria, tanto che Bagnasco - «sentendosi garantito» spiega ancora Vinai - ha designato subito monsignor Noli e sancito, in qualche modo, anche il «patto di garanzia» e il conseguente via libera al nuovo corso della Fondazione e, magari, a tutto il resto che c’è in questo momento sul tappeto e ha bisogno di essere sistemato in perfetto ordine.
Il nuovo assetto della Fondazione, dunque, nasce dalle «larghe intese» politiche auspicate e ribadite in particolare anche a fine anno dal più influente esponente del centrodestra in Liguria, l’onorevole Scajola, e immediatamente recepite da Burlando e dallo stesso sindaco Giuseppe Pericu. Il ruolo di Lorenzelli, secondo questa interpretazione, sarebbe risultato fortemente ridimensionato. Da qui la decisione di rassegnare le dimissioni. Qualcuno dice: prima di essere dimissionato.
Informazione di servizio: l’iniziativa assunta da Lorenzelli, che come presidente sarebbe rimasto in carica fino al 2011 e formalmente, almeno per ora, resta consigliere di indirizzo, non comporta interruzioni nella vita istituzionale dell'ente. Sarà il consiglio di indirizzo a nominare fra pochi giorni il nuovo presidente che guiderà sia il consiglio di indirizzo, sia il consiglio di amministrazione. Ad interim, presidente del consiglio di indirizzo è il membro anziano Fernando Magrassi.