Lorenzon scatenato con le enoiteche

Mauro Lorenzon, sommo oste in Venezia, ha curato la nuova edizione di una delle guide migliori del Buon Paese, quella alle enoiteche. Lo ha fatto per l’editore Bacco Arianna, 0422.307153, www.pagenonline.it, lo stesso che cura la rivista Papageno ai piacere del Nord Est. La Guida alle Enoiteche, scrive l’autore, «è l’identikit di osti e osterie, di locali e persone che, tutti assieme, costituiscono una realtà nata quindici anni fa». Guai confonderle con i wine bar, si offenderebbero. Il wine bar è figlio di una moda fighetta e superficiale, il massimo degli sforzi con il minimo delle conoscenze. Le enoiteche hanno invece un preciso decalogo: 1. almeno cento vini prodotti da vitigni a vocazione diversa; 2. una rappresentanza di almeno dieci regioni italiane; 3. una rappresentanza di almeno cinque regioni francesi e via di obbligo in obbligo. Da una parte la superficialità, dall’altra la serietà e la promozione del vino. Decisiva quella «i» in enoiteca, vocale che sovente si perde ma che indica l’enoteca con mescita, ben diversa dalla bottiglieria dove il vino lo si acquista e lo si porta via. Oggi ci sono enoiteche pure in Germania, Austria, Brasile, Francia e Stati Uniti. Prosit.