L'organizzazione dei «piedi scalzi»: un fenomeno tutto romano

La municipale sta indagando per capire chi sfrutta centinaia di mendicanti dell'est, mandati a chiedere l'elemosina ai semafori, con vestiti lisi e con i volti sporchi e trasandati

Un cappotto sporco e liso, mani nere, piedi scalzi. Si avvicinano alle macchine ferme ai semafori e non parlano. Portano solo le mani alla bocca per mimare che hanno fame. Sono i cosiddetti «cappottini» o «piedi neri», una presenza che il Gruppo Sicurezza Sociale e Urbana della Polizia Municipale sta studiando e osservando da tempo. Gli agenti coordinati dal comandante Carlo Buttarelli stanno delineando l'organizzazione e la dislocazione territoriale del fenomeno che in questi giorni di clima prenatalizio sembra incrementarsi, ma che già da alcuni mesi ha fatto la sua comparsa nella capitale. Negli ultimi tre giorni è stata portata a termine una vasta operazione sui municipi della città nei quali questa attività sembra concentrarsi. Nel Centro Storico, Garbatella ed Eur, collegati dalla via Cristoforo Colombo, tredici pattuglie si sono dedicate all'identificazione e all'assistenza di queste persone in così forte disagio sociale. Difficile dire se si tratti di difficoltà apparente o reale. Insieme alla municipale sono intervenute anche la sala operativa sociale del Comune e la Croce Rossa che ha messo a disposizione personale medico e un'ambulanza. I dati raccolti dipingono un quadro di vera e propria organizzazione sul territorio. Si tratterebbe di circa trecento individui che si adoperano per chiedere l'elemosina secondo un copione prestabilito, presumibilmente agli ordini di una regìa che assegna gli incroci semaforici e riscuote gli incassi a fine giornata. Le persone fermate e identificate dal sono originarie dell'Est europeo, nella maggior parte dei casi si tratta di romeni, molti dei quali bellissimi di apsetto, ma sporchi e trasandati. Mentre quelle con evidenti menomazioni fisiche provengono dalle zone di guerra dell'ex Jugoslavia. L'intervento non ha avuto il solo obiettivo di allontanare i mendicanti dagli incroci, perché ogni soggetto viene visitato da un medico e riceve alimenti, vestiario e assistenza sociale. Quasi tutti accettano solo il cibo e rifiutano gli abiti e l'offerta di una sistemazione alloggiativa, segno evidente che il cappotto è solamente una «divisa» che non possono abbandonare e a fine giornata hanno un posto dove stare. Ora l'obiettivo principale delle forze dell'ordine è quello di individuare chi gestisce questa fabbrica della disperazione e di tracciare una mappa completa della dislocazione su Roma.