L'orgasmo dell'arte? Sperimentare la morte e rinascere ogni volta

Autoritratti, foto e performance di Adele Ceraudo: un viaggio nell'eros che richiama i classici

Questa artista con i capelli verde ninja o blu pop, al secolo Adele Ceraudo, con le viscere cosentine luccicanti dell'acqua del Basento, ma pronta a fuggire in Australia, si fa chiamare Lady Bic. Forse perché, come racconta, per strapparsi di dosso «un drammatico episodio» capitatole all'età di sette anni («altererà la visione della mia sessualità e del mio corpo») proprio a quell'età incomincerà a disegnare tutto e tutti con la sola penna Bic.

La Lady è anche modella di se stessa; e le sue opere, con il corpo al centro, compongono «amore» per fare esplodere «orgasmo». Ma Adele Ceraudo non si invischia in alcuna serialità, tantomeno in quella ideologica e dittatoriale della pornografia. L'Adele canta come Orfeo, o come Marzia che verrà scuoiata sapendo che, ritraendo la propria testa con la bocca spalancata, il collo teso con le arterie spesse d'albero secolare, ancora con il capo reclinato come un'ultima e definitiva Marilyn, non può che accostarsi alla Gorgona o Medusa decapitata la quale, comunque, se ti guarda ti immobilizza per sempre. Infatti l'orgasmo è una testa tagliata e urlante.

Adele Ceraudo, con la Bic, con se stessa arcuata con mani e piedi legati in un sudario che non è la croce ma che vi ci conduce, con le spalle e le reni pieghettate in mille labbra vaginali, l'Adele che resterà «nuda e dormiente» in una stanza buia insieme ai suoi scatti e disegni, non so se sa che l'orgasmo è la morte squisita che da Ovidio a Leopardi ha mosso le parole in Amore e Morte : «Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte / Ingenerò la sorte». Ma è Bataille con l'idea della «approvazione della vita fin dentro la morte» a condurre l'orgasmo a contrapporsi a L'origine del mondo di Gustave Courbet (il celeberrimo dipinto della donna che mostra in primo piano la sua boscosa vagina). Infatti se in quel dipinto nasceva il mondo, nei visi di donna increspati, stupiti, disperati, urlanti di Adele Ceraudo si cela la distruzione del mondo. Perché l'orgasmo frantuma ogni sua regola, facendo rotolare la testa nel nulla della creazione. E staccandosi, decollando dal mondo in perfetta solitudine e bellezza, stabilisce il punto di arrivo, l'estremo dell'arte. Anzi, ne diviene la sua Avanguardia. L'orgasmo, fotografato o disegnato da Adele Ceraudo, è il felice dramma dell'estinguersi senza morire mai. Ripete la morte dimenticandola. La perpetra con generosità e amore. Ne ha bisogno per non morire sepolta nella mediocrità del mondo. Eppure, in sé, ha una sua forza intimamente cruenta. Come se quel capo scomposto, quella bocca straziata, fossero pronte al martirio per vivere una esperienza assoluta. E qui, Ceraudo (fortuna), non ci offre la disperata biografia di un «Sade» pasoliniano, bensì la terribile bellezza del Sacrificio di Isacco (il secondo dipinto) di Caravaggio; o del Davide con la testa di Golia ; oppure ci soccorre con la Decollazione di san Giovanni Battista .

L'orgasmo inteso come testa tagliata: stabilisce l'immagine più radicale per affermare che in quel punto l'amore è distruzione di ogni codice (la testa si diparte dal resto del corpo, cioè del mondo), di tutti i codici, i conformismi, le abitudini, le regole. L'orgasmo distrugge il mondo e non ne ristabilisce nessuno; anzi, grazie a ciò si accede nel regno della libertà. Osiamo dire che si torna nell'Eden. Ma, come sappiamo, nulla è indolore: niente è cosa da poco. Infatti le figure della Ceraudo sono contorte, piene di pieghe, ribaltate, piegate, flesse: lottano in un corpo a corpo che sgomenta e atterrisce. Non a caso questa lotta è combattuta contro la paura e la disperazione: perché in ogni tentativo di infrangere le regole ed entrare nel nulla o nella libertà bisogna pagare un prezzo alla paura e alla disperazione. E il prezzo è alto.

Osservando le opere in «Bic», pensavo a Confessioni di una maschera di Yukio Mishima. Rivedevo il gesto estremo del Seppuku (mostrare le viscere nude) prima che il compagno (il kaishakunin) sferri il colpo. Il ventre ferito nell'harakiri è la generosa contorsione ed esibizione del corpo (in realtà dell'anima). E poi ecco che la testa vola nell'orgasmo. Il capo, e con esso pensieri, progetti, ambizioni, realtà, si stacca dal mondo.

Ora mi giungono le immagini delle donne di Guido Cagnacci e Francesco del Cairo che nulla hanno della decollazione ma preparano il piatto affinché sia esplicito come i visi di donna in orgasmo di Adele Ceraudo sono sorelle della Maddalena urlante di Guido Mazzoni nel Compianto sul Cristo morto di Sant'Anna dei Lombardi. La Maddalena, se non ci fosse il Cristo morto ai suoi piedi a ricordarci di quale sentimento si tratti, si troverebbe con un piede in due staffe: la felicità e la disperazione. Ma in mente mi si ficcano soprattutto i corpi e i volti gonfiati e strappati dal vento delle due Marie di Niccolò dell'Arca e della sua Madonna disperata che stringe le mani spinte sul grembo, come se fosse gravida del figlio e non che il Figlio l'avesse già sgravato nella morte. Ecco, l'orgasmo si è fatto definitivamente donna. Non è più possibile disgiungerlo dal dolore e dalla disperazione per la perdita. È miracoloso e compassionevole tornare ad Amore e Morte . È come spalancare le porte al mistero: l'orgasmo è gioia e dolore; è felicità e annullamento. Con brutalità mi viene da scrivere: appartiene alla dolcezza delle Madri.