Loris&Vale, umiltà a due facce

Umiltà. Potremmo parlare di tecnologia, coraggio, classe, invece è più bello soffermarsi su questa semplice verità: Capirossi da una parte e Rossi dall’altra ci hanno regalato una lezione di umiltà. Ancor più educativa, visto che arriva contemporaneamente da chi ha vinto e da chi ha perso.
Loris ha dominato i test invernali in quel di Jerez, poi ha dominato le qualifiche e ciò nonostante, ancora sabato sera, diceva: «Sì, però io resto il solito, piccolo, Loris». E ieri, con la vittoria in tasca, la numero ventisei in carriera, la terza da settembre ad oggi, più in là di «un quasi quasi lotto anch’io per il mondiale» non è andato. Come se a lui bastasse molto meno, come se il suo equilibrio di uomo semplice e contadino, da diciassette anni alla ribalta del mondiale, fosse comunque appagato. «Fischia» diceva da ragazzino e «fischia» pensa oggi da uomo, «fischia» la mia vita è già bella, tremendamente bella così, tutto quel che viene in più è solo un regalo.
Valentino è diverso da Loris, ma a suo modo è stato ugualmente umile. Lui abituato a vincere tutto, lui che non esiste arrivare secondo, che di mondiali ne ha sette in bacheca, lui corteggiato dalla Ferrari è caduto non per colpa sua, si è infuriato, ha guardato la sua Yamaha ferita e ammaccata, ma anziché chiamare l’addetto del motorino per farsi dare uno strappo ai box, ha sollevato la belva ferita ed è ripartito. Davanti non aveva più nulla alla sua altezza, degno del suo lignaggio di cannibale: né la vittoria, né il secondo posto, neppure il podio, neppure dei punti, molti e sonanti. Al massimo uno, due e con l’aggravante che tutto, da lì in poi, avrebbe dovuto funzionare alla perfezione. E come poteva andare alla perfezione una moto senza più la pedana del freno posteriore, con le leve di frizione e freno anteriore spezzate, «con la moto un po’ storta» come l’ha definita lui. Eppure i due punti, il sette volte campione del mondo se li è andati a prendere, con il piede destro puntato sulla marmitta per non scivolare curva dopo curva, riuscendo persino a girare più forte del compagno Edwards che la moto ce l’aveva a posto. Se non è umiltà questa...