«A loro anche la statua. E le nostre case?»

C’è amarezza e sconforto tra i superstiti e gli eredi della collettività italiana rimpatriati da Tripoli. C’è l’angoscia di chi si sente deluso per accordi che non contemplano nulla in favore dell’Italia. Restituiamo loro perfino le statue e non riceviamo nulla in cambio delle case abbandonate? sostengono i reduci increduli e sdegnati. L’Associazione italiani rimpatriati dalla Libia si batte da 38 anni per una legge che chiuda il contenzioso sui beni confiscati agli italiani, sempre rinviata «per mancanza di fondi». «Riuscirà Berlusconi - chiede Giovanna Ortu, presidente dell’Associazione - a rispondere ai 20mila italiani che finora hanno invano reclamato un idoneo stanziamento del loro Governo, a chiusura del contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi in violazione di un accordo internazionale? Il premier ha dimostrato che tutto è possibile, ma bisogna trovare il coraggio di dare riscontro a chi ha pagato il più pesante degli acconti ed è in credito».