«La loro canzone è la più brutta»

Nostro inviato

a Sanremo

«Ha vinto la peggior canzone del Festival». Bastian contrario come al solito, Gianni Boncompagni stronca subito il pezzo di Lola Ponce e Giò Di Tonno, che pure l’altra sera mica ha bocciato in diretta tivù. Lui era nella giuria di qualità, alta anche anagraficamente visto che da Emilio Fede a Giampiero Mughini a Giancarlo Magalli non erano proprio giovani virgulti. Però, nonostante il brano vincente sia tutto sommato molto tradizionalista, a Boncompagni sembra «sguaiato, urlato, becero». Tanto per lui il Festival è da cambiare nel senso che non dovrebbe durare «più di un quarto d’ora per una sola serata: quattro canzoni e via». Poi basta. Allora sì che gli ascolti si alzerebbero. Ma poi perché tutta questa frenesia, si chiede Boncompagni? «Hanno fatto quasi dieci milioni di spettatori, io a La7 ne facevo 350mila quando andava bene e mica mi lamentavo». E già.
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