La loro casa? Vecchie auto arrugginite «Questa lamiera ora mi salva dal gelo»

LA STORIA «Dormo qui perché per strada fa troppo freddo». Tantissimi stanno come lui, sono centinaia le «carcasse» occupate

Mohamed arriva in Italia nel 2002 con un regolare permesso di soggiorno. Lavora come operaio in un’impresa di Bergamo e con lo stipendio compra una piccola casa a Vaprio d’Adda. Il sogno italiano, compagno di tante lunghe giornate passate a pianificare il futuro in Marocco, finalmente diventa realtà. Ma poi si trasforma in incubo quando, due anni dopo, su Mohamed si abbatte l’accusa di spaccio di cocaina. Che si traduce in tre anni dietro le sbarre del carcere di San Vittore. Quando esce di galera, Mohamed non riesce più a trovare lavoro e perde la casa. Da allora il suo tetto è la cappotta in lamiera di una vecchia Lancia viola, abbandonata fra gli alberi dello spartitraffico di viale Umbria. «Dormo qui perché per strada fa troppo freddo - racconta mentre ci invita a entrare nell’auto invasa dal fumo delle sue sigarette -. Fino a qualche mese fa mi ospitava mio cugino, ora non può più». A fargli compagnia sono altri extracomunitari che si dividono le altre nove carcasse di automobili parcheggiate, e ormai dimenticate, fra il civico 70 e 100 del viale. Siamo a due passi dalla fermata Dateo del passante ferroviario, pieno centro città. Sul marciapiede che divide le due carreggiate - un tratto di strada lungo non più di 200 metri - sono dieci le vetture abbandonate e mai rimosse. Poco distante, in viale Piceno, ne contiamo tre. Un’altra giace da mesi davanti al civico 9 di viale Gorizia, sulle sponde della Darsena. «A destra c’è un altro marocchino, abita nella Peugeot 205 bianca senza targa laggiù - spiega Mohamed -. A sinistra c’è un egiziano, che dorme nel furgone bianco. Di solito arriva la sera, per cercare riparo». Le sue tracce sono ovunque: il furgone è pieno di vestiti, coperte e asciugamani. «A me non piace stare qui, ma non ho scelta. Lavoro al mercato il lunedì, martedì e venerdì. Scarico i camion, ma solo per un’ora al giorno. E mi pagano dieci euro. Riesco a comprare solo cibo e sigarette. Io però - precisa il marocchino - non ho rubato niente. L’auto l’ho trovata così ed era già aperta». In città sono centinaia i veicoli abbandonati. Un regolamento del Comune prevede che, prima della rimozione, siano compiuti approfonditi accertamenti da parte dei vigili. Nel frattempo, un adesivo sul parabrezza avvisa che gli organi competenti sono al lavoro. Ma sulle auto di viale Umbria non c’è traccia di adesivi. Anche se le auto sono in evidente stato di abbandono e con l’assicurazione scaduta da anni. «Vediamo di continuo gente fare su è giù. In queste macchine ci dormono - conferma il proprietario di un bar della zona -. Per il momento nessuno è mai intervenuto». E allora capita che, fra una Porche e una Cinquecento fiammante, si scorga una vecchia Uno grigia senza targa, senza serratura e con le ruote a terra. Due metri più in là c’è una Punto verde con la parte anteriore completamente distrutta e la targa appoggiata sul sedile. Ancora pochi passi e si incappa in una Fiat Ulisse verde: il cruscotto è una piccola credenza che custodisce biscotti, latte e pane. Mentre sui sedili è appoggiato un piumone. Il «residence» delle auto dimenticate di viale Umbria è completato da una Seat Ibiza verde, disseminata di sigarette e bottiglie di birra, una Peugeot 306 blu, con i finestrini oscurati da pannelli di cartone, e una Renault Megane grigia, con l’assicurazione scaduta nel 2006 e la batteria appoggiata sul marciapiede. «Meno male che ci lasciano stare - conclude Mohamed con un sospiro -. Polizia e carabinieri sanno chi siamo e che viviamo qui. Ma fino a ora non ci hanno mai cacciati e non hanno portato via le macchine».