«La loro colpa? Aiutano i bimbi malati»

«Sentinelle di Dio» in una terra di confine, lungo quella faglia tra Oriente e Occidente, che è oggi la Somalia per l’Africa; in un universo a maggioranza musulmana dove si concentrano gli appetiti energetici del mondo, ma che è percorso da fame cronica e violenze tribali. Questo sono, nella descrizione di altri missionari italiani che le conoscono, suor Maria Teresa Oliviero e suor Caterina Giraudo, rapite ieri nella loro fraternità di El-wak, in Kenya.
Le due sorelle del Movimento contemplativo missionario padre De Foucauld di Cuneo mandano avanti quello che può dirsi «un piccolo ambulatorio a gestione famigliare». Suor Elisabetta, rientrata in Italia dopo un anno e mezzo a El-wak, racconta così l’attività delle due consorelle. «Non dovete pensare né a un convento, né tanto meno ad un vero e proprio ospedale, si tratta di una presenza semplice, silenziosa, fatta di condivisione e gratuità, come nello spirito del nostro Movimento». Suor Caterina, 67enne chiamata affettuosamente Rinuccia, è una «vera e propria veterana» dell’Africa, dove vive da quasi 30 anni. «Essendo infermiera - continua la religiosa - è lei ad essere più a contatto con i malati». Soprattutto gli epilettici, che «sono numerosissimi, a causa dell’usanza dei matrimoni tra consanguinei». Prima del sequestro, insieme a suor Maria Teresa, 61 anni, si erano recate in una zona di confine, colpita da una grave siccità da alcuni mesi, per effettuare un sopralluogo.
«A El-wak – spiega suor Elisabetta – non curiamo solo disabili e ammalati, ma si fa un’opera di assistenza anche alle famiglie indigenti. Si muore letteralmente di fame lì e la gente stenta ad andare avanti. Per questo si lavora anche per aiutare, in campo professionale, uomini e donne; con piccoli progetti nell’agricoltura o nell’artigianato». Il clima che regna nell’ambulatorio gestito dalle due suore è di «fratellanza e serenità». I guardiani della struttura sono musulmani. Le donne che aiutano nella cucina e nelle pulizie? Musulmane pure loro. «Da sempre la nostra presenza è di condivisione totale con i poveri, in mezzo a loro, senza alcun fine di proselitismo; questo ci garantisce il rispetto della popolazione locale e la costruzione di un ambiente di armonia». Anche don Pino Isoardi, responsabile del Movimento, conferma che finora «le quattro fraternità (presenti in Kenya dal 1984) non hanno mai subìto episodi di violenza».
Alla casa madre di Cuneo, l’ultimo messaggio da El-wak è arrivato sabato 8 novembre. Nella e-mail le due religiose raccontano che «in questi giorni la preoccupazione principale è per la gente, a causa dei violenti scontri tra clan». Poi domenica sera, il 9 novembre, Maria Teresa e Rinuccia chiamano l’altra Fraternità di Nairobi. L’ultimo contatto prima del rapimento: «Tutto è tranquillo e non c’è nulla da temere».