Con il loro Dna a caccia delle malattie

Lavoro lungo e difficile quello di creare un database dei gemelli d’Italia. E la legge sulla privacy non aiuta. Il registro nazionale dei gemelli, nato nel 2003 per volere dell’Istituto superiore della sanità, cerca di reclutare il maggior numero di nati in coppia per svelarne alcuni segreti. Un gruppo di studiosi, coordinato dall’epidemiologa Maria Antonietta Stazi, quotidianamente analizza dati relativi a monozigoti e dizigoti per scovare indizi utili su alcune malattie come la sclerosi multipla, la celiachia, il diabete, l’infarto, l’ictus, l’Alzheimer e persino l’emicrania.
Alcuni gruppi di gemelli, contattati dai ricercatori del registro, sono letteralmente «scovati»: «Passiamo in rassegna le circa 650 persone che hanno lo stesso cognome, luogo e data di nascita -, spiega la dottoressa Stazi -. A settembre 2004 si sono iscritti al Registro circa 6000 gemelli. In particolare, abbiamo ricevuto l’adesione da circa 700 coppie delle province di Milano e Lecco. Di queste, 380 hanno partecipato ad uno studio dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano sul disagio psico-sociale. Tra i ventenni hanno aderito 1800 coppie da tutta Italia e nella fascia degli “over 65” ne abbiamo arruolate circa 300».
Al momento, il registro è impegnato in due principali campi di ricerca: l’invecchiamento e le malattie autoimmuni. Rispetto all’invecchiamento, in collaborazione con il Genetics of Healthy Aging (Geha), si stanno raccogliendo dati sul patrimonio genetico, sulle abitudini e sulla salute di 2550 coppie di fratelli ultranovantenni. Scopo: mettere a punto farmaci mirati a rendere l’invecchiamento il più salutare possibile. Per quanto riguarda le malattie autoimmuni, invece, si vuole capire se esistano geni responsabili di molte patologie, e valutare la rilevanza dei fattori ambientali.
Ma quante mamme hanno a che fare con pannolini e pappe moltiplicate in un colpo solo? I dati Istat rivelano che i parti plurigemellari sono circa 10mila all’anno. Ma rapportando questa cifra al totale delle nascite, la percentuale di quelle multiple varia. Nel 1981, ad esempio, su 627.831 nati, 11.740 sono stati parti plurigemellari: pari all’1,87%. Dieci anni dopo, su 565.866 parti, quelli multipli sono stati 12.279: pari al 2,17%. Nel 2001, su 533.714 parti, quelli plurigemellari sono stati 11.795: pari al 2,21%. E per finire, nel 2005 su 585.910 nati, 9.960 sono gemelli: pari all’1,7%. Insomma, dagli ultimi anni sembra rientrare quell’esplosione demografica di nascite multiple verificatasi negli anni Novanta. La prima causa del fenomeno, concordano gli esperti, va ricercata nelle cure antisterilità. «Con l’induzione ormonale – spiega la dottoressa Stazi – c’è stato un incremento delle nascite plurigemellari, sia doppiette che triplette. Ma la quota di incremento di parti gemellari dovuti alla fecondazione assistititi è invece stata minima. E la pratica dell’induzione ormonale, oggi, è sempre meno diffusa».