«La loro moratoria è un bluff Air France vuol prendersi tutto»

«Roma ci ha svenduto ai francesi. Air France si prende tutta la polpa e lascia il cadavere a noi». Mariastella Gelmini sa che le parole sono pietre, ma non può trattenersi quando (ri)legge i lanci d’agenzia dove il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta, avverte che «non ci saranno moratorie per Malpensa», che «Malpensa genera il grosso delle perdite di Alitalia» e che, quindi, «Fiumicino avrà il ruolo di hub».
«È uno scenario kafkiano» esplode il coordinatore regionale di Forza Italia: «È la conferma che il governo Prodi sul fronte Malpensa ha avuto un comportamento inqualificabile, equivoco. E dall’erede di Prodi, Walter Veltroni, non c’è nemmeno un sussulto di dignità, di responsabilità su quest’operazione di smantellamento che è davvero umiliante». Aggettivo che Gelmini declina in tutti i suoi sinomini, «come altro si può definire questa presa in giro? Questi chiedono il sì dei sindacati agli esuberi, prestiti di 300 milioni, garanzie... e poi Alitalia perde su Malpensa perché è organizzata male, perché ogni giorno sposta i suoi equipaggi da Roma a Milano».
Un diktat, onorevole Gelmini, altra definizione non può esserci per chi, come Air France, reclama garanzie contro il ricorso della Sea: «Sì, certo, è giusto che Sea chieda i danni a Alitalia. Come sostiene il sindaco di Milano Letizia Moratti è un atto dovuto. C’è Malpensa da salvare, non dimentichiamolo e bene fa Sea a presentare in tribunale una richiesta di risarcimento danni per 1,25 miliardi di euro». È il costo del disimpegno della compagnia da Malpensa, secondo i conti fatti dall’azionista di controllo che è il Comune di Milano: «Questa e tutte le altre iniziative anche estreme che si stanno prendendo sono, lo ripeto, cosa buona e giusta per salvare Malpensa».
E gli esuberi? Milleseicento non sono troppi? «Anche di questo bisogna dire grazie al governo Prodi. Uno dei motivi per cui l’esecutivo disse che avrebbe scelto Air France era il fatto che gli esuberi annunciati erano più che mitigati. Be’, non è andata così: in gioco ci sono settemilacinquecento posti di lavoro ovvero settemilacinquecento famiglie che vengono sbattute in mezzo a una strada». Come dire: «Una vera e propria sciagura economica e sociale per la Lombardia e per tutto il Nord, che non può che richiedere la moratoria per Malpensa».
Qualcosa può però cambiare con il futuro esecutivo? «Il nuovo governo non sarà operativo prima del 10-12 maggio, ovvero quarantacinque giorni dopo quel 31 marzo, data in cui con la complicità di Prodi and Veltroni si completa la desertificazione di Malpensa. Tempi stretti, quindi. Anche se credo che bisognerà pure affrontare la questione della legittimità della procedura amministrativa che ha portato il governo a trattare in esclusiva con Air France». Valutazioni che spingono Mariastella Gelmini a suggerire un intervento di imprenditori, «come osserva il presidente Silvio Berlusconi la questione Malpensa è stata portata avanti in modo dilettantesco e, quindi, bisogna attivare imprenditori italiani a scendere in campo, a intervenire con un’offerta e un progetto industriale per evitare una fine ingloriosa alla nostra compagnia di bandiera».
Già, resta il tricolore sui mezzi dell’Alitalia: «Lo tolgano i francesi, almeno i passeggeri sanno dove si sale. Sugli aerei di chi ha scelto di chiudere Malpensa, di far fallire un hub internazionale e con danni enormi per tutto il Paese». Che aggiungere? Che tutto diventerà dopo più difficile, «vivremo peggio e chi vorrà sbarcare a Milano, al Nord - vuoi per turismo, vuoi per affari - sarà costretto a un percorso ad ostacoli».
Finale, conclude il coordinatore lombardo di Forza Italia, di una situazione «voluta, fortemente voluta da Prodi e dal suo esecutivo, che non ha mai ascoltato le istituzioni né gli imprenditori e che, adesso, scarica sul Nord questa tragedia».