L'orologio innovativo è smart e conquista

Accanto ai colossi hi-tech, il gruppo Fossil presenta soluzioni originali sui «connected»

Sono due o tre anni che si sprecano le profezie sul mercato degli smartwatch. C'è chi dice d'investirci perché costituiranno il futuro dell'orologeria, chi ne sostiene la marginalità. Alla fine, sono i dati a parlare. E i numeri dicono che il 2016, dopo un inizio disastroso, ha fatto registrare una buona ripresa di fatturato e di vendite, anche se la gran parte del mercato è costituita dai cosiddetti Health & Fitness Tracker, funzionali e dai costi contenuti. Facendo riferimento agli smartwatch, gli analisti di Strategy Analytics, indicano in 21,1 milioni le unità vendute nel 2016, con un incremento dell'1,4% rispetto ai 20,8 milioni di pezzi del 2015: un risultato determinato dalla positività del quarto trimestre dello scorso anno dopo sei mesi di costante calo. Chiaro che simili cifre sono trainate dai grandi colossi come Apple (fondamentale il lancio a fine 2016 dell'Apple Watch Series 2 e i 5,2 milioni di smartwatch venduti sempre fonte Strategy Analytics - dalla Casa di Cupertino nel quarto trimestre 2016, pari al 63% di quota di mercato) e Samsung, lasciando agli altri attori percentuali molto basse, se non irrisorie, di mercato. Anche in Italia, sulla base di una recente ricerca GfK, il mercato dei wereable devices è in forte crescita nel 2016, con un +83% a volume e +105,4% a valore, non considerando il contributo ancora modesto, dell'ordine di alcune migliaia di pezzi, veicolato dalle orologerie/gioiellerie. Se a ciò si aggiunge, con riferimento agli smartwatch con APP, che i principali motivi di acquisto sono la curiosità sulle funzioni offerte, la connettività con lo smartphone e la monitorizzazione degli allenamenti, e che oltre il 60% degli italiani vuole spendere da un minimo di 75 a un massimo di 200 euro, si comprendono i motivi per cui, i più «giustificati» sono quelli che si muovono in questa fascia di prezzo: chi la supera di molto può incontrare problemi di vendite a meno di operazioni di marketing mirate. Al di là di una rivoluzione smartwatch che non è avvenuta, nell'ambito del mass market, per i motivi su espressi, si sono aperte delle buone opportunità e un Gruppo come Fossil ha deciso di puntarci parecchio (in questa direzione, tra l'altro, va interpretato l'acquisto, un anno e mezzo fa di Misfit, azienda specializzata negli activity tracker), dotando buona parte dei brand in portafoglio di collezioni «connected» (compatibili con Android e iOS), a partire da Fossil, e proseguendo con Emporio Armani, Skagen e Michael Kors (tra non molto, anche Diesel fornirà la propria interpretazione smart e «disruptive» dell'orologio). Interessante è notare come ogni marchio abbia mantenuto il proprio stile creativo e identificativo, privilegiando l'espressività analogica (eccetto Michael Kors) e lanciando messaggi accattivanti al pubblico femminile, sempre più sportivo, sempre più tecnologico, sempre più connesso.