L'orrore delle spose bambine: vendute per mille euro e costrette a rubare

Undici rom bulgari arrestati dai carabinieri e l'Interpol. Avrebbero «comprato» le giovani donne dalle famiglie d'origine con la promessa di un matrimonio. Invece finivano in schiavitù, a mendicare e borseggiare sui marciapiedi delle città italiane

La carovana delle spose bambine. Non è il titolo di un film, purtroppo, ma una storia di cronaca. Vera. Undici rom bulgari sono stati arrestati dai carabinieri e dagli agenti di quel Paese, la collaborazione dell'Interpol e la Procura Distrettuale Antimafia di Trieste, accusati di aver «venduto ragazze minorenni a clan nomadi». Come future spose e madri prima di tutto, ma nella vita di tutti i giorni costrette a compiere furti e borseggi. Dieci arresti sono avvenuti in Bulgaria, mentre tutti gli individui in questione sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'operazione, chiamata dai militari con il nome in codice «Maybach», fa seguito a un'indagine del 2006, denominata «Elvis-Bulgaria», terminata già con l'arresto di altri 41 cittadini bulgari indagati per gli stessi reati, oltre che per traffico di droga e di valuta falsa e furto. All'epoca gli investigatori identificarono una organizzazione «prevalentemente di etnia rom e sinti», che usava impiegare in tutta Europa centinaia di minori bulgari, reclutati fra le famiglie più povere della zona centro-settentrionale del Paese. I carabinieri raccontano l'orrore delle vittime: i ladri bambini, detti «argati», cioè operai, vengono ceduti o dati «in affitto» dalle famiglie ai gruppi criminali, o in cambio di una cifra fissa o di una partecipazione ai proventi dei furti. Seguendo le tracce di almeno cinque giovani bulgare scomparse nel 2003, gli uomini dell'Arma hanno ricostruito la loro storia e tutto quello che sarebbero state costrette a fare. La verità è questa. Introdotte illegalmente in Italia per essere «vendute» in spose a membri di clan nomadi e poi «ridotte in schiavitù» e costrette a commetter furti e borseggi sui marciapiedi di Roma come di altre città italiane. L'orrore aveva anche il suo tariffario. Tre delle giovani sono state pagate tra i mille e i duemila euro alle famiglie di origine con la promessa di matrimoni che ne avrebbero migliorato le condizioni di vita. Invece sono finite rivendute per 10mila euro a chi le sfruttava per far loro commettere reati. Oggi quest'incubo è finalmente finito. Adesso sono di nuovo libere e affidate a uno speciale programma di assistenza, come prevedono le leggi italiane.