Lortzing e Rendine: le strane storie di Mozart

Alberto Cantù

da Bologna

Del tedesco Albert Lortzing (1801-1851) si conosce in Italia soltanto Zar und Zimmerman (Zar e carpentiere). Il Comunale di Bologna, nel fare un omaggio a Mozart fuori dagli schemi, ha usato come occasione, in prima moderna - meglio che niente -, un «torso» di Lortzing. Sono le abbozzate Scene dalla vita di Mozart, «Singspiel» (parlato e canto) e tenue «pastiche» di musiche mozartiane così come sono, talora evocate, in altri casi usate per gioco: il Dies irae dal Requiem a dire l’ira di Salieri nei confronti, al solito, del genio di Mozart.
Carla Moreni ha tradotto il testo in italiano. Lorenzo Arruga ha steso un lungo testo letto con ironia da Arnoldo Foà. La caricatura assai riuscita di Salieri competeva all’esperto Bruno Praticò, la musica un po’ indecisa alla bacchetta sobria di Paolo Arrivabeni, la regia non entusiasmante e da trovarobato, all’inglese Dan Jemmet. Che ha rimesso gracilmente in pista un altro «pastiche», del romano Sergio Rendine classe 1954. Quel Segreto d’importanza secondo cui Mozart nel 1791 non sarebbe morto ma tornato (fuga dai debiti eccetera) a Bologna e avrebbe scritto lui le opere di Rossini.
La solida «mano» di Rendine gioca con cento stili sul testo sempre di Arruga (buona l’idea, magro lo sviluppo). Mozart elegante è Saimir Pirgu, Rossini ai fornelli, nuovamente Praticò. Dal palco, il teatro si sposta nel foyer con la presenza di Emanuele Filiberto e papà. Altra storia.