Lotito: «Il sistema moggiano? Sono completamente fuori»

Spiega a modo suo la «proposta da bandito» avanzata da Diego Della Valle

Enrico Sarzanini

da Roma

«Sono completamente al di fuori di qualsiasi sistema e in particolar modo da quello definito in questi giorni moggiano». Si difende così Claudio Lotito il 9 giugno scorso davanti agli uomini di Borrelli. Spiegando a modo suo anche la famosa «proposta da bandito» fattagli da Della Valle, e smentendo che fosse relativa a un tentativo di combine per favorire la squadra viola. Anche il numero uno biancoceleste, dunque, respinge ogni accusa. E offre una lettura alternativa a quella degli inquirenti delle intercettazione che lo vedono protagonista.
In particolare, quanto alla telefonata del 23 aprile 2005 tra lui e il vice della Figc, Mazzini, con specifico riferimento alle presunte dichiarazioni sulle «previsioni del tempo» («...ma non è uno dei tre dell’Ave Maria, no? Quello con la D, quello con la R quello con la P») e alle risposte di Mazzini («...il tempo è incerto perché l’uomo è molto bravo quello che fa le previsioni» e «...no, no, lì è un uomo che voi dovete cercare di aiutare in tutti i modi perché ha un brutto passato con voi»), l’interpretazione di Lotito è questa: «La mia preoccupazione era per i condizionamenti. Quando mi riferisco ai tre dell’Ave Maria mi riferisco a tre arbitri che ci avevano fatto torti. Con la D intendevo riferirmi a Dondarini, con la R credo Racalbuto e con la P Paparesta. Arbitri che, per la mia esperienza, ci avevano sempre fatto dei torti, dandoci motivo di recriminazioni». Anche se Lotito aggiunge: «Se avessi avuto la certezza che ci fosse un comportamento predeterminato nei confronti della Lazio, mi sarei rivolto alle sedi competenti».
Quanto poi alle due telefonate dell’1 e del 3 febbraio 2005 di Carraro a Bergamo prima e dopo Lazio-Brescia («...per carità - diceva alla vigilia il presidente federale al designatore - se il Brescia deve vincere ché è più forte... però che non ci siano... c’è un ambiente qui che è molto teso, capito?»), Lotito spiega: «Si evince in modo palese che, a seguito delle lamentele da me rappresentate a Carraro per l’incontro Reggina-Lazio del 30 gennaio 2005 e riferite all’ingresso di Foti negli spogliatoi dell’arbitro durante l’intervallo (cosa assolutamente vietata), Carraro ha manifestato al designatore l’esigenza che le regole venissero rispettate e che ci fosse un arbitraggio equanime».
Come detto, Lotito smonta anche l’ipotesi che dietro quella frase su Della Valle detta a Mazzini il 22 aprile 2005 («...mi ha fatto una proposta da bandito...»), così come dietro al racconto del suo sdegnato rifiuto («Sì ma l’ho mandato affanculo io (...) non ti permettere veramente con me, perché io ti prendo a calci in culo fino a dopodomani...»), si nascondesse un tentativo di combine in vista di Lazio-Fiorentina. «Della Valle - ha spiegato Lotito - voleva che facessi l’accordo con la sua cordata per i diritti televisivi. La proposta che io ho ritenuto inaccettabile era quella dello spostamento che avrei dovuto fare passando da uno schieramento all’altro in merito alle due cordate che si erano create in seno alla Lega Calcio». Il procuratore federale, Borrelli, invece, collega quella «proposta» a una fallita combine per la penultima di campionato. E insiste, trovando Lotito fermo sulla sua versione: «Non so che cosa abbia capito Mazzini - aggiunge il patron laziale - ma questo era il senso di quello che volevo dire».
A fine interrogatorio, il presidente della Lazio riassume la sua dichiarazione d’innocenza: «Mi sono sempre rapportato con il presidente e vicepresidente della Federcalcio per evitare che ci fossero errori arbitrali e far sì che ci fosse una conduzione delle gare equanime. Non ho mai interloquito né con arbitri né con designatori perché l'unico mio intento era ed è quello di avere una gestione trasparente e non ho mai pensato né attuato né ideato condotte in violazione alle norme federali di lealtà e correttezza».
Lotito ha consegnato ai magistrati una lunga memoria riferita soprattutto alle gare Lazio-Juventus, Lazio-Parma, Chievo-Lazio e Bologna-Lazio. Inoltre, è stata consegnata una lettera spedita dal patron biancoceleste a Carraro il 23 gennaio 2006. La missiva indica sei gare nelle quali, per Lotito, la Lazio avrebbe subito torti arbitrali: Udinese-Lazio (1/10/05), Lazio-Inter (5/11/05), Lazio-Juventus (17/12/05), Parma-Lazio (15/01/06), Messina-Lazio (18/01/06) e Lazio-Cagliari (21/01/06). «Non voglio assumere il comportamento della vittima - scrive Lotito alla fine del documento - ma voglio richiamare la tua attenzione sulla necessità di intervenire per assicurare al campionato, che già soffre di tante sperequazioni, un andamento corretto e lineare, senza che possa darsi adito al sospetto non solo di incapacità tecnica arbitrale, ma addirittura di inquinamenti voluti...».