Lotta ai fannulloni, un ferroviere timbrava per tutti: 8 licenziati. I sindacati: riassumeteli

Trenitalia: "E' una grave violazione del contratto". L'azienda si impegna ad assumere venti persone. Ma Cgil e Cisl protestano: "Quei lavoratori hanno 30 anni di anzianità"

Filippo Larganà

Genova - Otto ferrovieri licenziati perché uno di loro ha timbrato il cartellino per gli altri sette. È accaduto un mese fa in un’officina di Trenitalia, ma se n’è avuta notizia solo adesso, dopo indagini e verifiche inoppugnabili. A quel punto, gli otto dipendenti, tutti meccanici addetti alla riparazione dei locomotori, sono stati licenziati in tronco. Il caso ha scatenato polemiche tra la direzione dell’azienda e i sindacati che difendono i lavoratori a spada tratta.

Secondo quanto è stato ricostruito quel giorno, dopo due ore di straordinario, sette dei meccanici licenziati, per avere il tempo di fare la doccia e di prendere il treno per il Levante, avrebbero chiesto ad un collega di timbrare per tutti. Il ferroviere che ha eseguito il «favore» è però stato colto sul fatto dal caporeparto. Di qui la denuncia e il licenziamento. I sindacati non ci stanno: «I minuti sottratti al lavoro - affermano in una nota - sono pochi e la sanzione adottata dall’azienda eccessiva». Da parte sua Trenitalia, con un comunicato ha precisato: «La grave violazione accertata rappresenta una palese rottura del rapporto di fiducia che deve necessariamente intercorrere tra datore di lavoro e dipendente», facendo osservare di avere proceduto ai licenziamenti «in conformità con il contratto e come quindi avviene in qualunque altra azienda».

L’azienda ferroviaria ha anche fornito i dati relativi ai licenziamenti avvenuti negli ultimi dodici mesi con 35 dipendenti del Gruppo Fs che sono incorsi in licenziamento «per violazioni gravi agli obblighi del contratto di lavoro. Queste decisioni - ha precisato ancora Trenitalia - si pongono nella linea del massimo rigore nei confronti di coloro che vengono meno ai principi etici e ai fondamentali doveri sanciti dal contratto. Il tutto nell’assoluto rispetto di quanti lavorano ogni giorno con impegno e serietà per il Gruppo Fs e nella piena osservanza delle norme previste a garanzia e a tutela dei lavoratori».
Insomma, a quanto pare sarebbe in corso in Trenitalia un giro di vite per rendere la vita impossibile ai furbetti del cartellino, ma anche ad imboscati e fannulloni. Sul caso di Genova, tuttavia, incombe il confronto con i sindacati che stanno già alzando le barricate.

«È stata una leggerezza, hanno sbagliato e sicuramente andavano puniti, ma il provvedimento è sproporzionato e inadeguato» ha dichiarato Fabrizio Castellani, responsabile del settore ferrovieri della Filt-Cgil. «Tra le motivazioni - ha aggiunto - non c’è il dolo o la truffa perché il fatto di aver fatto timbrare il cartellino dal collega per loro è ininfluente dal punto di vista del salario. Tra l’altro - ha concluso Castellani - alcuni di loro hanno quasi trent’anni di anzianità e due sono anche monoreddito». La Filt Cgil ha parlato apertamente di «effetto Brunetta che anche nelle Fs ha già fatto i suoi proseliti» e reso noto che i licenziamenti sono stati impugnati davanti al Tribunale del lavoro.

Sulla vicenda è intervenuto l’assessore regionale ligure alle politiche del Lavoro, con delega ai Trasporti, Enrico Vesco: «Spero che Trenitalia ci ripensi» ha detto commentando che «una generica rottura del rapporto di fiducia è motivazione debole e frettolosa. Inoltre - ha aggiunto - le officine di manutenzione rappresentano un punto di eccellenza, riducendone l’organico si inciderà negativamente sul servizio ferroviario». Prende posizione anche il segretario ligure della Filt Cisl, Mario Pino, secondo cui «i lavoratori non hanno compiuto alcuna frode, non hanno rubato, perché l’emolumento per lo straordinario è legato alla certificazione della consegna dei locomotori riparati e non all’orario riportato sul cartellino timbrato. Quindi - conclude Pino - si tratta di una grave leggerezza punibile con una sospensione e la privazione dello stipendio per alcuni giorni, non col licenziamento».

In serata Trenitalia ha precisato che sono già state avviate le procedure per rimpiazzare gli otto licenziati (anzi, ci saranno venti assunzioni) e che «nessun riflesso negativo si avrà sul servizio». Inevitabile, comunque, che sul caso Genova s’inneschi una battaglia giudiziaria anche perché, come dimostrano i reintegri decisi dai giudici per i dipendenti infedeli sorpresi a rubare nelle valigie di aeroporti o nei sacchi della posta, licenziare non è facile, specialmente negli enti pubblici.