La lotta all’anoressia? Non è più di moda

Un rotear di rotule, un mulinare di tibie e femori - peraltro indistinguibili gli uni dalle altre - un balenare di clavicole contundenti, uno spuntare di costole acuminate. Ma le avete viste le immagini delle sfilate di moda a Milano? Sotto il vestito niente, o quasi: tante ossa e un po’ di pelle tirata. Alte ragazze dai visi attraenti, dall’abbraccio con le quali, così, a giudicare da lontano, si sarebbe fortunati a uscire solo con qualche ecchimosi. Eppure è passato poco più di un anno dal Grande Allarme Generale sull’Anoressia nel Pianeta della Moda.
Inizi 2007, impressionante strage di fanciulle una volta splendide in giro per il mondo, dall’Italia al Sudamerica, da Israele all’Estremo Oriente. Un solo serial killer: la magrezza estrema (35, 32, 27 chili su altezze sopra il metro e 80!), approdo ultimo e folle per una schiera di modelle o aspiranti tali. E la «sorpresa», lo sgomento. E subito dopo l’indignazione. Il mondo delle passerelle finì sotto accusa: gli stilisti, si disse, pretendono ragazze-attaccapanni per poter far risaltare al meglio le loro creazioni; propongono modelli sbagliati ai quali le adolescenti si rifanno, attratte dalle favolose esistenze delle «top». E l’imitazione produce malattia, dolore, talvolta morte.
Scese in campo la politica, tra i grandi sarti fioccarono i mea culpa. Il presidente Napolitano non mancò di far udire la propria autorevole voce contro la taglia 40. Il ministro Melandri stilò un Manifesto di autoregolamentazione della moda italiana contro l’anoressia e, visto che c’era, scrisse anche un libro, «Come un chiodo»: manca mai che ci scappino un po’ di diritti d’autore... Camera nazionale della moda italiana e Alta Roma firmarono la «carta dei principi» della Melandri. Tutti ammisero, promisero, proclamarono. Si organizzarono sfilate per sole taglie «forti» (46 o giù di lì). Ci fu lo stilista che cacciò sdegnoso 15 modelle taglia 38 e denunciò pubblicamente l’agenzia che gliele aveva mandate. Altre 30 si presentarono in passerella con il certificato di sana e robusta costituzione fisica rilasciato da un Comitato scientifico di alimentazione e dietetica.
Sull’onda dell’entusiasmo, a Torino si inventarono un bollino di garanzia per segnalare i negozi che mettevano in vendita taglie over 40 (in pratica tutti, nel mondo reale: o no?). E l’immancabile Oliviero Toscani, giusto un anno fa, ovviamente in occasione di Milano Donna, stupì e scandalizzò e fece discutere il mondo (e, come sempre, celebrò se stesso) con le terrificanti gigantografie di una povera giovanetta nuda letteralmente divorata dall’anoressia.
Insomma, ci furono esagerazioni. Ma tra le mille «campagne sociali» contro qualsiasi cosa che periodicamente vengono lanciate nel nostro paese, questa sembrava non solo avere fondamento (davvero le modelle sono esempi per le nostre figlie, e davvero possono trasmettere messaggi devastanti, pur senza volerlo), ma anche essere sostenuta da una sufficiente convinzione da parte dei diretti interessati per far sì che non finisse nel solito can can mediatico senza seguito.
E invece no. Guardate le foto, guardate i servizi in tv. È come prima, peggio di prima. La lotta all’anoressia si «portava» nel 2007: quest’anno è passata di moda. Erano solo chiacchiere. Chiacchiere griffate, ma pur sempre chiacchiere. Un po’ di pubblicità in più.
Massimo de’ Manzoni