Lotta all’evasione fiscale: al via l’anagrafe bancaria

Nella legge finanziaria i fondi per la banca dati dei conti correnti. Le condizioni del Garante per la privacy

Silvia Marchetti

da Roma

La fuga degli evasori fiscali è al bivio: il governo affiderà a un «investigatore-digitale» la lotta al sommerso, tra i punti cardini della manovra di bilancio 2005. La prossima finanziaria - presto al vaglio del parlamento - prevede infatti l’istituzione di un’anagrafe dei conti correnti, ossia di una banca dati che permetterà a Guardia di Finanza e magistratura di individuare in tempo reale tutti i depositi bancari della persona indagata. Una «novità» - riportata ieri dal Messaggero - che doveva concretizzarsi già nel 1991 con la legge targata Vincenzo Visco (ds) sull’abolizione del secreto bancario a fini fiscali, ma che si è poi arenata soprattutto per via della resistenza delle banche. Ora, grazie a modifiche di sostanza che dovrebbero accogliere il placet degli istituti di credito, sull’anagrafe dovrebbe convergere anche l’opposizione, d’accordo sull’offensiva del governo contro il sommerso, necessaria per recuperare le risorse destinate alla riduzione del deficit.
E oggi, a differenza del ’91 quando il Garante per la privacy si oppose, il suo successore Francesco Pizzetti apre alla proposta, ponendo tuttavia dei paletti: «Non siamo pregiudizialmente contrari ma occorre individuare con precisione le modalità di trattamento dei dati e le modalità sulla conservazione e le finalità dell’archiviazione».
A differenza di quella di Visco, l’anagrafe targata Cdl non sarà gestita direttamente dal Tesoro, ma dalle stessi banche tramite la Sia - la società interbancaria per l’automazione - che controlla tutte le operazioni finanziarie. Nel suo board di azionisti siedono Bankitalia, Abi e istituzioni finanziarie. Si tratta di un organo «interno» al mercato creditizio, che dovrà aggiornare periodicamente la banca dati. Proprio per questo, l’anagrafe «versione» Cdl ha ottime probabilità di ottenere il consenso delle banche, che potranno così «fare business» con il servizio offerto. Si tratta infatti di un passo a dir poco «rivoluzionario» nella lotta al sommerso: gli agenti del fisco e i giudici non dovranno più aspettare mesi prima di acciuffare il trasgressore, scrivendo a ogni singola banca.
Le domande arriveranno direttamente al centro-operativo della Sia, che le «filtrerà» agli istituti di credito. Per inoltrare una richiesta di «indagine» è necessaria l’autorizzazione del direttore regionale delle Entrate o del comandante di zona della Guardia di Finanza, che si «identificheranno» con una firma digitale. I risultati della ricerca saranno immediati, ma indicheranno solo il «luogo» del deposito. Per conoscere anche il «valore» del conto corrente, occorrerà una doppia autorizzazione.