È lotta continua tra cattolici e laici sui gay di «Un medico in famiglia»

L’Aiart: «Assurdo proporre un amore omosex come normale». Il Mulo: «Inaccettabili atteggiamenti razzisti»

da Roma

Figurarsi se poteva arrestarsi la polemica sulla coppia gay a Un medico in famiglia. La primizia offerta ieri da Tv Sorrisi e canzoni ha provocato la reazione (negativa) dell’Aiart, l’associazione di spettatori, televisivi e cinematografici, di matrice cattolica: «Riteniamo assurdo che anche Un medico in famiglia riproponga un amore omosessuale come la cosa più normale di questo mondo - dice il presidente dell'Aiart, Luca Borgomeo -. Ci sorprendiamo che la tv pubblica sia portatrice di questi disvalori, e non vorremmo che serva a creare nell'opinione pubblica un clima favorevole a una legge sui pacs».
Sul fronte opposto, quindi a favore della fiction, il Mulo, bizzarra sigla dietro cui si cela il Movimento degli Utenti Laici Organizzati della Tv, che replica alla sintetica nota dell’Aiart, con un lungo comunicato: «Inaccettabile non è la nuova serie di Un medico in famiglia che conterrà, tra tante altre cose, anche la storia di una coppia di fatto omosessuale, ma l'atteggiamento razzista di alcune associazioni cattoliche che vorrebbero, al solito, interpretare la realtà e la società italiana solo con le forbici della censura». «È ormai evidente - sottolinea il Mulo - che a scandalizzarsi è solo una minoranza retrograda, che in nome dell'ipocrisia continuerebbe volentieri ad ignorare e nascondere una realtà che riguarda dignitosamente un'altra minoranza. Una minoranza che la Rai, proprio in quanto servizio pubblico, farebbe un gran male ad ignorare». «Già gli ascolti de Il padre delle spose hanno dimostrato che la società italiana e i telespettatori di Raiuno sono maturi a sufficienza per assistere ad uno sceneggiato che parli di una coppia gay, senza affidarsi alla censura delle badanti cattoliche», conclude la nota.
Tanto per ribadire che, salvo interventi superiori, le critiche ormai lasciano il tempo che trovano, interviene l'orefice di Lucca Vittorio Pedonesi. Ovvero il realizzatore dell'anello che sigla il controverso fidanzamento tra due protagonisti di Un medico in famiglia. «L'anello per l'unione tra Max e Oscar l'abbiamo già realizzato ed è in mano alla produzione della fiction. Alessandro Bertolucci, che interpreta appunto il ruolo di Max, mi ha portato un disegno, e noi abbiamo fatto una fascia d'oro bianco, alta un paio di centimetri, con dei tralci di vite disegnati sopra a mano, che si uniscono tra di loro».