Lotta continua degli «amici per la pelle»

Un’amicizia che pareva inossidabile, anche a prova di suocera. Difatti: «Venite qui da noi, a mangiare, stasera». «Ma no, senti, venite voi, ché facciamo il capretto. Come lo fa mia mamma, lo sai, non lo fa nessuno». «Con piacere. Allora porto anche Tonio, che ci piace tanto il capretto. Ma domenica dovete venire voi a casa nostra, festeggiamo tutti insieme il compleanno del nonno». «Come sei cara! È proprio bello essere amiche. Anche le nostre due famiglie: come fossero una sola...». Tutto così, per anni. Baci, abbracci, anche qualche smanceria, ma insomma: queste due famiglie di Bardineto, Alta Val Bormida, due case, due poderi che si fronteggiano, erano come due fave nel loro baccello. Finché... Non si sa neanche bene come sia cominciata, la lite: c’è chi dice per via di quella volta che uno dei ragazzi, tornando tardi e con la testa un po’ alterata dal liquido che scalda il cuore e annebbia la mente, ha buttato giù un pezzo di recinto - trenta metri lineari - del dirimpettaio. Apriti cielo! La mattina seguente i due capifamiglia si sono affrontati a muso duro: «Tuo figlio è una scarpa anche al volante». «Sarà bravo il tuo che non c’ha neanche la patente». «Non mi parlare così che mi viene il nervoso». «E che se ti viene il nervoso, te lo fai passare, belinun». «Guarda che a me belinun non me lo dici, terrun!» e via di questo florilegio.
È partita la rappresaglia: ogni mattina una sorpresa. Prima un’automobile sfregiata con cura col temperino, cinquemila euro di danni, poi una serie di vetrate in frantumi, seguite da una «carica» di trattore contro il cancello d’ingresso di una delle proprietà. E inoltre: una serie di esposti-denuncia alla magistratura per abusi edilizi da demolire. «Quella tettoia ci fa ombra al pergolato nel periodo pasquale. Esigo che si abbatta, brutta lingua di ciabatta». Risposta: «Se butti giù quella tettoia, ti distruggo la mansarda che mi ha sempre fatto schifo, ed è anche storta, dillo al tuo architetto che mi sa che è solo un massacan». Sono intervenuti il sindaco, il maresciallo dei carabinieri, il parroco: tutto inutile, la «guerra» degli ex amici per la pelle è andata avanti a colpi di denunce e ripicche. L’episodio più recente risale a pochi giorni fa: una colata di vernice indelebile sul portoncino di casa. «Non finisce così» ha tuonato il nonno, quello della festa tutti-insieme-felici-per-il-compleanno. Il vecchietto se n’è uscito in giardino a passo fiero, ha slacciato la cintura, s’è calato i pantaloni e ha mostrato orgogliosamente le vergogne, lato A e lato B. Quando l’hanno convinto a rientrare al coperto, era già troppo tardi: i vicini avevano lanciato al suo indirizzo (basso) una salva di ricci di castagne, andati inesorabilmente a segno. Con gli sberleffi: «Questi sì che sono marroni come si deve. Impara!».