La lotta continua della falce e martello ligure

È guerra di visibilità su tutto, dal sostegno ai centri sociali al voto agli extracomunitari

Paola Setti

Dicono che il deus ex machina dell’operazione sia l’assessore regionale al Bilancio Giovanni Battista Pittaluga. Che sarà pure un tecnico ma intanto è più che mai determinato, è il segreto di Pulcinella ormai, a spostare al centro l’asse del centrosinistra, e tanto meglio se alla fine i compagni sbatteranno la porta della coalizione. Non che serva il fine zampino del professore, comunque, a far litigare Rifondazione comunista e i Comunisti italiani. Era l’ottobre del 1998 quando si scissero, Fausto Bertinotti di qua Armando Cossutta di là, sulla missione in Kossovo del Governo D’Alema. Da allora portano rancore. Un po’ come le coppie che si lasciano senza smettere di amarsi, se ne combinano di ogni per impedire gli uni agli altri di andare avanti. Adesso che in Regione devono governare assieme poi, paiono proprio separati in casa. Con l’aggravante che le battaglie politiche son le stesse e l’elettorato di riferimento pure.
Chi per primo abbia cominciato la guerra della falce e del martello in Liguria non è dato ricordare. C’era stata, è vero, la gara ad accaparrarsi il mondo no global, l’assessore del Pdci Enrico Vesco a promettere le strutture ai centri sociali, la contromossa dell’assessore Franco Zunino del Prc che aveva assunto in Regione Manuel Chiarlo del Buridda. Epperò è negli ultimi tempi che lo scontro è deflagrato. L’ultima esplosione ieri. Marco Nesci il capogruppo di Rifondazione urlava al tradimento nei corridoi della Regione, talmente forte che i colleghi di stanza son tutti usciti per assistere alla scena: «Sono in due e due resteranno». Motivo di tanto astio Lorenzo Castè, passato ai Comunisti Italiani prima che Rifondazione riuscisse a sbatterlo fuori. «Aderisco al progetto di formare tutti insieme un nuovo soggetto politico che riunisca tutte le forze della sinistra» aveva annunciato Castè due ore prima. Trattasi dell’ormai antica idea di Asor Rosa di una sinistra sinistra, che però ha registrato prima la defezione di Rifondazione, poi anche quella dei Verdi. Son rimasti i girotondini e altri soggetti in ordine sparso, ma Vesco il segretario regionale del Pdci e Tirreno Bianchi il capogruppo in Regione ci credono. Formeranno un nuovo gruppo in via Fieschi, si chiamerà «Comunisti Italiani - Sinistra Arcobaleno», e «proveremo a farlo anche in Provincia e in Comune».
Un risultato lo hanno già ottenuto: Castè ha fatto il salto, per Rifondazione è un numero in meno su cui poter contare in consiglio regionale. E ha aderito anche un altro ex di Rifondazione, quell’Arturo Fortunati che fu capogruppo in Regione nella scorsa legislatura. È appena il caso di ricordare che Fortunati è un grande amico di Pittaluga e Castè un grande amico di Fortunati, ma vabbè. Ieri Nesci urlava, dunque: «Fortunati ha avuto almeno la decenza di dimettersi dall’Acam della Spezia, dove era entrato in quota Rifondazione. Castè dovrebbe dimettersi dal consiglio regionale, dove è entrato con i nostri voti». Ha infierito anche Giacomo Conti, segretario ligure del Prc e consigliere regionale: «Vesco o fa l’assessore o fa il segretario, ci vuole coerenza».
Ne prendono e ne danno, comunque. Un paio di giorni fa erano stati i Comunisti italiani a risentirsi. Rifondazione infatti aveva rubato loro la scena, presentando tre proposte di legge a favore degli extracomunitari: diritto di voto, no ai Cpt e poi di tutto e di più sui diritti alla casa, al lavoro, all’assistenza sanitaria. Uno scandalo una vergogna, aveva tuonato l’assessore Vesco: «Io avevo ricevuto un mandato dalla giunta per preparare le stesse normative ma Rifondazione ha voluto anticiparmi per avere visibilità e sospetto abbia copiato le mie proposte». Nesci e Conti avevano risposto passando al contrattacco: «Primo, l’assessore non ha mai pensato di fare una riunione di maggioranza, come hanno fatto tutti gli altri assessori, per discutere su che cosa stesse lavorando. Secondo, non esiste sulla faccia della terra che i gruppi di maggioranza non siano liberi di avanzare proposte senza che prima la giunta abbia depositato la sua iniziativa». Poi l’affondo: «Pur non conoscendo i “loro” interessi personali propagandistici non ci permetteremmo mai, tra l’altro in modo offensivo e delirante, di avanzare insinuazioni inutili e di cattivo gusto». È la scissione infinita e la lotta, naturale, continua.