La lotta continua della sinistra nuoce al Paese

Egidio Sterpa

Siamo all’ultimo round di questa legislatura e il gioco s’è fatto duro. Troppo, però.
Su due questioni si discute alquanto scompostamente: la Finanziaria e la legge elettorale. Sulla Finanziaria l’opposizione sta esagerando. Persino uomini che in vari momenti, se pur avversari, hanno meritato stima per il loro equilibrio - faccio due nomi: il giovane Letta della Margherita e il responsabile economico dei Ds Bersani - si sono lasciati andare a giudizi dettati più da obblighi di fazione che da razionalità.
Prodi - «l’uomo che ce la può fare» (è la frase di Enzo Biagi ostentata sulla copertina di un opuscolo per le Primarie), del quale però un illustre studioso universalmente stimato, Nicola Matteucci, che lo conosce bene, ha scritto che «sull’economia sa solo recitare battute» - s’è addirittura lasciato andare a giudizio sfrenati. Per non dire di Veltroni, che da sindaco minaccia di tenere al buio Roma, il tutto a causa del taglio dei fondi che lo Stato trasferisce agli enti locali, i quali si dilettano in sprechi con la politica del «panem et circenses» e la profusione di macchine blu.
Quanto alla legge elettorale, vanno dette alcune verità. Per cominciare non è affatto vero che a fine legislatura non sia lecito cambiare il sistema elettorale. Quando sennò? È proprio «in limine finis» che si può ragionare sugli errori e le incongruenze di un sistema. La proposta in discussione è nient’altro che un ritorno al proporzionale, con l’accortezza di una barriera, assai esile in verità, che dovrebbe servire a non sminuzzare il panorama politico, e con un premio di maggioranza che può garantire la stabilità del governo.
Meno garantista, diciamo la verità, è la legge elettorale in vigore, il «mattarellum», che ha premiato in abbondanza la maggioranza e in qualche modo penalizzato l’opposizione. Di fatto, la nuova legge, se passerà, darà la vittoria alla coalizione che avrà anche un solo voto in più. Questa è la democrazia. Semmai opinabile è che in questo proporzionale manchi il voto di preferenza. Una cosa che pochi sanno è che il sistema attualmente in discussione è in vigore per le amministrative in Toscana, regione in mano alla sinistra com’è noto. Diciamo infine un’ultima verità: il ritorno al proporzionale non dispiace a molti dell’opposizione, anche se non lo dicono. Se ci saranno voti segreti, come sicuramente ci saranno, c’è da aspettarsi consenso anche da sinistra.
Insomma, anziché blaterare e insultare, sarebbe più giusto ragionare e cercare sagge mediazioni tra gli opposti. Scrive un giornale intelligente, Il Riformista, non certo di destra: «Protestare è normale per l’opposizione. Ma siamo sicuri che la legge elettorale sia il terreno migliore?». Quanto alla Finanziaria - lo si lasci dire ad uno che non ha mai avuto tenerezze per Tremonti - essa è in gran parte, finalmente, frutto di ritrovato rigore. Ma sì, il centrosinistra - lo dice sempre Il Riformista - calibri meglio il suo attacco, stia più dentro la realtà, eviti mistificazioni.
È davvero un gran guaio per il Paese una politica ridotta ad una lotta continua fatta di passioni irrazionali, denunce non documentate e persino di contumelie. Non è politica ma guerra senza regole. A sinistra, riconosciamolo, la si pratica in maggiore quantità e intensità che a destra, il che rende veramente anomala la nostra democrazia. Tanto da chiedersi se mai potranno verificarsi le condizioni per la realizzazione di quel regime dell’alternanza che pone in essere la vera liberaldemocrazia. Se non c’è rispetto reciproco, non si arriverà mai alla giusta e sana alternanza tra opposti. Quando una delle parti essenziali della politica democratica - destra e sinistra - viene a mancare, quando il confronto necessario si trasforma in rissa e conflitto e scade nel vortice della faziosità, si condanna la democrazia alla morte.