La lotta delle mamme unite dal dolore: verità per Elisa e Chiara

Ci vorrebbe un guizzo di cuore e di fantasia, per proclamare l’8 novembre Festa della mamma dolce e disperata. Una specie di sottofesta specializzata della tradizionale domenica di maggio, che tutte le esalta e tutte teneramente le abbraccia.
Il caso vuole che proprio in questa data autunnale due splendide mamme d’Italia si ritrovino davanti allo stesso dolore inguaribile, agli stessi enigmi insoluti, alle stesse angosce profonde. Le loro figlie, le loro bambine, sono entrambe morte in modo feroce, uccise spietatamente nel fiore degli anni. A mille chilometri di distanza, a Milano e a Salerno, la signora Rita e la signora Filomena - anche i loro nomi sono così da mamma italiana - si avviano verso i tribunali, una volta ancora, nella segreta speranza di ottenere giustizia, che nel loro caso non significa vendetta, ma consolazione, almeno un po’.
Chiara ed Elisa, Garlasco e Potenza, due gialli avvolti nella nebbia dei cavilli e delle perizie, che però tutti conosciamo bene nella barbara sostanza. Due brave ragazze uccise da assassini spietati, per motivi diversi, in modi diversi. Per Chiara c’è l’ipotesi di un fidanzato assolto con formula dubitativa in primo grado, per Elisa c’è un turpe amico che già sta pagando con l’ergastolo un analogo omicidio in Inghilterra. La verità aleggia sui due casi, si avvicina e si allontana, si lascia intravedere e si nasconde, ma ancora non si manifesta nitida e certa. Ed è questo che macina, che corrode, che consuma il cuore delle nostre due mamme dolci e disperate, cui dovremmo ispirare un 8 novembre di affetto e di compassione.
I tetri palazzi di giustizia le vedono sfilare in un alone di decoro e di dignità. Durante questi anni abbiamo imparato che non sono tipi da talk-show pomeridiani, plastici serali e telefonate in diretta. Le accomuna la stessa timida fierezza di madri coraggio. La signora Rita e la signora Filomena arrivano chiuse nei loro cappottini sobri, si fermano gentilmente davanti all’alveare dei giornalisti, pronunciano poche parole garbate, ma pesanti come pietre. Non alzano la voce, non gesticolano smodate, non trasudano odio e rancore. Ma una richiesta pressante, che grida più di mille grida, le unisce e le innalza sopra le paludi processuali di questa nostra giustizia senza mai fine. Dice la signora Rita: «Le mamme sono sempre pronte: io devo esserlo un po’ di più. Sono tranquilla e fiduciosa. Ma vorrei finalmente conoscere il colpevole». Dice la signora Filomena: «Questo processo non fa giustizia a Elisa. Da questo rito abbreviato non può uscire quello che desidero, la vera verità, cioè chi ha aiutato Danilo. Che lui sia il colpevole l’ho saputo dal primo momento, dentro di me lo sapevo e l’ho sempre detto. Io adesso vorrei sapere chi lo ha aiutato e coperto. Queste persone devono farsi l’esame di coscienza, perché se quella donna in Inghilterra è morta, la colpa è di chi non ha fatto il proprio dovere...».
Sorridono mansuete, ma hanno dentro la determinazione e la rabbia di una mamma tigre. Vogliono sapere. Vogliono mettere al posto vuoto, rimasto vuoto per troppo tempo, il tassello mancante della propria tragedia. Smascherare tutte le colpe, illuminare tutti gli angoli dell’incubo non servirà a restituire la vita di prima, ma placherà almeno il senso di impotenza che le dilania dal giorno fatale, quando le loro ragazze non hanno più risposto ai loro richiami. In casa Claps aspettano da quasi vent’anni, in casa Poggi da un tempo più breve, ma queste due madri hanno ferite ugualmente aperte: quando il dolore è così forte e invadente, c’è bisogno almeno di conoscere la verità. Non per guarire: solo per provare a mettersi il cuore in pace, sapendo che il carnefice ha un nome, un volto e una giusta pena da espiare.
Mamma Rita e mamma Filomena, oltre a tutto il resto, devono sopportare un enorme peso aggiuntivo: questa ipotesi che a causare tanto male non sia un malvagio venuto da chissà dove, ma un ragazzo ben noto, cresciuto nella cerchia molto prossima alle rispettive figlie, magari con complicità di persone altrettanto vicine. La signora Rita è costretta a vivere nel dubbio sul fidanzato di Chiara. La signora Filomena è costretta a vivere nel dubbio su chi abbia aiutato e coperto Danilo Restivo per tutti questi anni.
Fosse dimostrata, sarebbe la verità peggiore. Ma persino questa, come qualsiasi altra verità accertata, sarebbe la verità vera che comunque chiedono le due mamme dolci e disperate, ripresentandosi l’8 novembre, a mille chilometri di distanza, davanti alla giustizia italiana. Si meritano una risposta e un po’ di pace. Per piangere meglio, per non prendersela solo con i fantasmi.