Lotta al dolore dei malati reumatici

«Liberati dal dolore», questo lo slogan di una imminente campagna educazionale, promossa dall’Associazione nazionale malati reumatici (Anmar) e supportata da MSD. Questa iniziativa, presentata a Milano, si rivolge soprattutto agli anziani e prevede tra l’altro la realizzazione di un nuovo sito (www.liberatidal dolore.it) ed una azione di sensibilizzazione nelle 305 sedi della Università per la terza età.
Le malattie reumatiche sono oltre 150 ed interessano cinque milioni di italiani. Le forme più frequenti e conosciute sono l’artrosi e l’osteoporosi. L’osteoartrosi è una delle più comuni forme di artrosi, nota come malattia degenerativa articolare, è cronica e caratterizzata dalla progressiva usura delle cartilagini delle articolazioni con conseguente rigidità, dolore, riduzione della mobilità. Si stima che l’osteoartrosi colpisca in Italia oltre 4 milioni di persone, producendo costi totali intorno ai 6,5 miliardi di euro. Inoltre il 10-15% di tutte le visite ambulatoriali effettuate dai medici di medicina generale sono dedicate all’artrosi. Non vanno dimenticate le artriti, tra cui quella reumatoide, una malattia autoimmune che colpisce 350mila italiani e danneggia soprattutto le mani deformandole in modo irreversibile, quella psoriasica, le spondiloartriti e la complessa varietà delle connettiviti. Oltre 700mila italiani sono colpiti da forme croniche. Queste patologie coinvolgono anche organi interni come il cuore, i reni, i polmoni, i nervi, i vasi, il cervello. Alcuni pazienti sono colpiti in modo devastante, a seguito di gravi danni articolari ed accusano elevati livelli di invalidità, altri sono limitati nella propria autonomia ed autosufficienza. Secondo i dati dell’Oms quasi il 10 per cento degli uomini e il 20% delle donne, oltre i 60 anni di età, ha una forma di osteoartrosi. L’80% dei pazienti risente di limitazioni del movimento e il 25% non è in grado di svolgere le consuete attività quotidiane.
«Il dolore è la costante di chi è affetto da queste malattie. Un tempo – afferma Gabriella Voltan, presidente dell’Associazione nazionale malattie reumatiche – era vissuto come una realtà da accettare con rassegnazione, tributo inevitabile legato all’età. Molti erano i medici ed ancor più i chirurghi che invitavano gli anziani che soffrivano di problemi ostearticolari alla sopportazione, ad offrire, come peccatori,il dolore al buon Dio. «Oggi questo sintomo, spesso associato alle malattie croniche – precisa la dottoressa Voltan – ha una ben diversa considerazione. É un catalizzatore di invalidità e decadimento della qualità della vita. Il dolore, per chi ha una patologia reumatica comporta sovente la più completa impossibilità di compiere i minimi gesti quotidiani come aprire un barattolo, mangiare, camminare, vestirsi. Le donne colpite da artrite reumatoide o altre connettivopatie sono penalizzate anche nelle più semplici attività domestiche.
«L’importanza di una terapia efficace, sicura e tempestiva contro le malattie reumatiche è fondamentale. Si deve spiegare a chi soffre di queste condizioni morbose quale può essere il decorso e l’evoluzione, al fine di evitare che il paziente si abbandoni ad un fatalismo che oggi non ha più alcun motivo di essere, dal momento che sono disponibili farmaci in grado di controllare adeguatamente la malattia», ha affermato Giovanni Minisola, primario della divisione di reumatologia dell'ospedale di Alta Specializzazione San Camillo di Roma, in occasione dell'incontro «Malattie reumatiche: verso una terapia dal volto umano».
Con la messa a punto dei farmaci biologici è avvenuta una autentica rivoluzione sul piano terapeutico. Nelle forme infiammatorie croniche (non nelle artrosi degenerative) si riesce oggi ad arrestare i sintomi della malattia: scompare il dolore, il paziente riacquista parte della mobilità e soprattutto una qualità di vita.
«Un intervento terapeutico insufficiente comporta una progressione della malattia reumatica che necessita di cure efficaci, sicure e tempestive», afferma Giovanni Minisola, precisando che oggi si dispone di farmaci biologici come Golimumab che neutralizzano un momento infiammatorio intensissimo causato dalla liberazione di una citochina che si chiama Tumor Necrosis Factor alpha (TNF-a). Questo principio attivo è oggi somministrato per via sottocutanea ogni quattro settimane.